Agsm, unione con Aim (e con un terzo partner) rimandata a settembre

Un rinvio che ha scatenato le critiche delle opposizioni. Bertucco: «Il cda dell'azienda è senza maggioranza, ostaggio dello scontro tra Lega e Battiti». PD: «Vuoi vedere che è un problema di poltrone?»

(Foto di repertorio)

Il consiglio di amministrazione di Agsm prenderà a settembre la decisione sul futuro delle aggregazioni. Al momento le ipotesi sul tavolo sono tre: dire di no ad ogni aggregazione, portare avanti solo la fusione con la vicentina Aim, oppure unirsi ad Aim e ad un altro partner industriale, che potrebbe essere A2A, come alcuni politici locali temono, anche se quella che porta alla società lombarda non è l'unica strada percorribile. Ci potrebbero essere, infatti, altri partner che potrebbero aiutare Agsm e Aim a creare la Multiutility del Veneto, sogno espresso dalla più importante azienda partecipata di Verona.

Ma per passare dal sogno alla realtà, Agsm deve superare una serie di ostacoli. E per le opposizioni veronesi, gli ostacoli più grandi sono politici e riguardano gli attuali amministratori della città di Verona. Per Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, l'attuale cda di Agsm è «senza maggioranza, ostaggio dello scontro tra Lega, che non vuole sentir parlare di A2A, e Battiti, il movimento del sindaco ormai troppo debole per imporre una linea o un indirizzo».

La politica, che il sindaco Federico Sboarina aveva cercato di sbattere fuori dalla porta con la nomina di un tecnico come Daniele Finocchiaro a presidente della maggiore multiutility veronese, rientra prepotentemente dalla finestra - prosegue Bertucco - Ma la tattica è nuovamente quella di temporeggiare: si rinvia a settembre la questione della fusione con Aim. Si rinvia la scelta del partner industriale. Rinviata pure l'approvazione del bilancio di Amia il cui "rosso", già ampiamente annunciato, sarà ancora più profondo a causa del pasticcio combinato da Serit con il progetto della nuova sede a Rivoli Veronese. Acquistati dopo una girandola di fulminei rincari, quindi pagati carissimi, i terreni ora dovranno essere svalutati peggiorando di molto la situazione di bilancio della controllante Amia. Per uscire da questa impasse è necessario parlarsi chiaro e lasciare da parte i ragionamenti ideologici: A2A così come Hera, non vengono a Verona per fare soltanto il partner industriale. Quali possibilità ci sono di riuscire ad ottenere esattamente ciò che ci serve da una eventuale partnership con uno di questi colossi senza perdere il controllo delle nostre aziende? Nel frattempo sarebbe una buona cosa perfezionare almeno la fusione con Aim.

E sulla possibile fusione tra Agsm e Aim rinviata a settembre intervengono anche i consiglieri comunali del Partito Democratico di Verona Elisa La Paglia, Federico Benini e Stefano Vallani. «Vuoi vedere che lo stallo perdurante dipende da una questione di poltrone e di ricollocazione di ceto politico? - si chiedono i consiglieri PD -  È purtroppo una consuetudine radicata distribuire i posti dei consigli di amministrazione a politici di professione, spesso a titolo di risarcimento elettorale o di prebenda. Se fosse così, se il problema fosse di ricollocazione di ceto politico, significherebbe condannare Agsm ad un lenta e letale agonia. Dopo sei anni di tentativi infruttuosi di alleanza è ormai chiaro che il livello interprovinciale è insufficiente a garantire la sopravvivenza della nostra azienda sul libero mercato del gas e dell'energia elettrica. Serve uno scenario più ampio dell'alleanza con Aim, e questa amministrazione, scelta dai cittadini veronesi, è chiamata a fornirlo. Serve dunque una politica lungimirante, in grado di andare oltre all'interesse immediato di qualche decina di politici di professione per garantire sul lungo periodo servizi efficienti al territorio».

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