Dal cda di Agsm arriva un sì, ma solo alla fusione con la vicentina Aim

Per il momento, dunque, nessun accordo con un terzo partner che nei disegni del sindaco Sboarina e del presidente di Agsm Finocchiaro doveva essere la lombarda A2A

Loghi di Aim e Agsm

Dopo una serie di rinvii che ne facevano presagire l'esito, oggi, 29 giugno, il consiglio di amministrazione di Agsm ha preso la sua decisione. Nonostante il sindaco di Verona Federico Sboarina ed il presidente della società Daniele Finocchiaro spingessero verso un'aggregazione a tre tra Agsm, Aim e un terzo partner industriale (quasi certamente A2A, anche se era ancora in piedi una ricerca di mercato), i consiglieri che dirigono la più grande azienda controllata dal Comune di Verona hanno votato una diversa soluzione: sì alla fusione tra Agsm e Aim, ma senza terzo partner. Una soluzione che è passata con i voti di tre consiglieri su cinque e due astensioni, tra cui quella pesante del presidente Finocchiaro. 

Agsm vuole quindi unirsi con la "sorella" vicentina Aim, la quale è la più importante azienda partecipata del Comune di Vicenza. Un'affare di cui si parla da tempo, ma che molti definiscono non sufficiente a creare un nuovo soggetto capace di reggere la concorrenza del mercato. Per questo, è stata battuta anche la strada del "terzo partner", ovvero di un'azienda che, unita ad Agsm ed Aim, facesse nascere una multiutility capace di reggere il confronto con altri vicini competitor.
Sulla ricerca di questo "terzo partner" si erano concentrate le polemiche più feroci riguardanti Agsm. Sembrava, infatti, inutile una gara pubblica, perché nessuno avrebbe potuto eguagliare la proposta avanzata da A2A. E sembrava che Sboarina e Finocchiaro non avessero ostacoli nell'aggregazione a tre tra Agsm, Aim e A2A. Ma il voto di oggi ha bloccato tutto, dando il via libera solo al matrimonio tra Agsm e Aim.

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«È una chiara sconfitta per il sindaco - ha commentato il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco - Un castello di carte è crollato miseramente rendendo evidente l'inconsistenza della maggioranza che lo sostiene. La Lega si conferma inaffidabile per la città di Verona. Ma al di là delle responsabilità politiche c'è il difetto di fondo di consiglieri di amministrazione che decidono sulla base di input politici e non per il bene dell'azienda pubblica che sono stati chiamati ad amministrare, proni alle segreterie di partito più che alla mission aziendale. Una politica e un management sano non avrebbero mai permesso che si arrivasse a questo punto, avrebbero fatto fin dall'inizio le cose con la dovuta trasparenza e il dovuto coinvolgimento del socio unico che, lo sottolineiamo, non è il sindaco ma il consiglio comunale. Ed il fallimento della politica apre le porte alla privatizzazione di Agsm con logiche conseguenze negative per posti di lavoro e risorse da redistribuire sul territorio».
«Il pronunciamento del cda è forse un contentino che la maggioranza si è concessa per provare a salvare la faccia dal disastro totale - hanno aggiunto i consiglieri comunali del Partito Democratico Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani - La verità è che sono stati persi tre anni e circa 700mila euro a causa della irragionevolezza del sindaco, che non ha mai voluto fare neanche mezzo passo indietro per cercare di recuperare sul versante della condivisione delle scelte, e della litigiosità della maggioranza. Ma non hanno perso il loro di tempo e i loro soldi, hanno perso quello dei veronesi e della città di Verona. La decisione di oggi non aiuta Agsm che oltre ad Aim ha bisogno anche di un partner industriale forte».
E l'ex presidente di Agsm e leader di Prima Verona Michele Croce gioisce perché anche lui è stato da sempre contrario ad una fusione che comprendesse A2A. «L'unica cosa naturale, buona e giusta da fare - così Croce commenta il voto del cda di Agsm - Amalgamate le strutture, si potrà guardare al futuro con grande serenità, per cogliere nuove opportunità partendo dai territori vicini: l'asse del Brennero ed il Triveneto. Rimangono tuttavia i cocci, che tradotti sono soldi e tempo buttati dal sindaco».

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