Parco della Lessinia, sì in commissione ai nuovi confini. Critiche ancora forti

La proposta vede un fronte dei contrari eterogeneo, agguerrito e unito dal comune obiettivo di bloccare una riforma che, secondo l'opinione dei critici, ridurrebbe in modo consistente l'area protetta del parco

Lessinia (Foto di repertorio)

Il primo passo per la ridefinizione dei confini del Parco della Lessinia è stato compiuto. Nella seconda commissione del consiglio regionale, quella che si occupa di politiche ambientali, è stato approvato il progetto di legge proposto dai consiglieri Enrico Corsi, Alessandro Montagnoli e Stefano Valdegamberi. Una proposta che vede un fronte dei contrari eterogeneo, agguerrito e unito dal comune obiettivo di bloccare una riforma che, secondo l'opinione dei critici, ridurrebbe in modo consistente l'area protetta del parco.
La battaglia politica è ancora aperta. L'iter del progetto di legge prevede un passaggio in prima commissione, un nuovo passaggio in seconda commissione e poi il voto definitivo da parte del consiglio regionale. E sono diversi i consiglieri che si rimboccano le maniche per affossare la proposta di Corsi, Valdegamberi e Montagnoli.

Invece di rilanciare il parco della Lessinia con un nuovo progetto, magari ampliandolo e mettendolo nelle condizioni di attrerre finaziamenti comunitari, anche ingenti, si è pensato di ridurlo - ha commentato il consigliere del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco - Così si rinuncia non solo a una bella realtà ambientale, ma anche a milioni di euro da investire sul territorio. È chiaro che si vuole aprire le porte all'attività venatoria in aree dove oggi è vietata. I cinghiali oggi, generano problemi, è vero, ma anche in questo caso esistono soluzioni già ben sperimentate. Annuncio fin da ora che presenterò in consiglio regionale una serie di emendamenti, elaborati assieme alle associazioni, ma anche agli amministratori locali, per salvaguardare l'integrità del parco.

Anche quelle del Partito Democratico è una voce critica. «Per la prima volta in Veneto e in Italia viene tagliata la superficie di un parco naturale regionale: davvero un risultato di cui vantarsi per Zaia», hanno affermato Andrea Zanoni, Anna Maria Bigon e Orietta Salemi. E Zanoni ha aggiunto: «Col pretesto dei danni provocati dai cinghiali, tagliano l'area del parco per ben 2.000 ettari consentendo l'entrata dei cacciatori che poi potranno legittimamente sparare, in un ambiente unico come quello dei vaj, non solo ai cinghiali ma anche a una cinquantina di altre specie normalmente previste dal calendario venatorio. È sempre più evidente come la lobby dei cacciatori comandi di fatto in tutto il Veneto e Zaia su questa partita sta perdendo la faccia».

E le parlamentari venete Silvia Benedetti e Sara Cunial, insieme alla consigliera regionale Patrizia Bartelle, hanno commentato: «Appare evidente che ad esserne favorite saranno le lobby dei cacciatori. Che la gestione naturalistica degli enti parco non fosse la prima preoccupazione di Zaia è evidente, ma un atteggiamento simile è preoccupante per il futuro della regione. In un momento in cui le coscienze dei cittadini di tutto il mondo si stanno risvegliando sui temi ambientali, per i veneti è tempo di decidere se si possa affidare la Regione ancora una volta a chi le fa fatto raggiungere i record nazionali per consumo di suolo».

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