Fondazione Arena, dossier in Regione. Salemi: «Potenzialità inespresse»

Un focus sul periodo finanziario 2011-2018 è stato illustrato alle commissioni consiliari quarta e sesta in seduta congiunta e la consigliera regionale veronese ha commentato criticamente

Turandot in Arena (Foto Ennevi)

I numeri parlano chiaro: la Fondazione Arena Verona investe poco sul personale (in Italia fa peggio solo il teatro Petruzzelli di Bari), registra un calo drastico della qualità artistica secondo il Ministero e un pesante squilibrio nella programmazione che di fatto non ne fa un teatro stabile. Abbiamo un teatro unico, nessuno lo mette in dubbio, ma lavora male, senza un chiaro indirizzo da parte di una governance che sembra non comprendere le potenzialità di questo patrimonio nel nostro territorio. Basti pensare che nel solo periodo maggio-settembre 2018 il Veronese ha segnato 13 milioni di visitatori, di cui quasi la metà (il 46%) di nazionalità tedesca e quindi ad alto interesse per la lirica: possibile che si riesca a intercettarne solo 400.000? Serve un salto di qualità sulla programmazione, ma anche il coraggio di azioni capaci di attrarre nuovi spettatori e fidelizzare gli appassionati.

Così la vicecapogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale Orietta Salemi ha commentato il dossier sulla spesa regionale relativa alla Fondazione Arena di Verona. Il report, con un focus sul periodo finanziario 2011-2018, è stato illustrato alle commissioni consiliari quarta e sesta in seduta congiunta. «Serve che il sindaco si prenda la responsabilità di una svolta - ha proseguito Salemi - A partire dall'investimento sui dipendenti, che con grandi sacrifici hanno pagato il prezzo del piano di risanamento, per arrivare alla scelta di una programmazione equilibrata nell'anno che sappia garantire un altro livello di qualità rispetto a oggi».

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La consigliera veronese punta quindi il dito sulle potenzialità di sviluppo, non ancora adeguatamente sfruttate secondo lei: «Serve che la Fondazione progetti con gli operatori di settore locali lo sviluppo di un'offerta turistica integrata. Già nel 2017, l'Università di Verona aveva evidenziato che, al fascino dato dall'unicità del contenitore e dell'atmosfera areniana, non si accompagnano servizi adeguati. Non solo. Dallo studio emerge anche che il rapporto tra veronesi e Festival areniano è disarmante: circa la metà di un campione esaminato non ha mai visto uno spettacolo lirico, ma oltre il 70% mostrerebbe interesse a farlo se non passasse l'idea che l'opera è noiosa e difficile da capire. Le conclusioni sono facili: non si è investito nella formazione del pubblico, non si è pensato a costruire un processo identitario tra città, residenti e spettacolo operistico. Eppure l'Arena è il brand di Verona nel mondo».

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