Domenica, 24 Ottobre 2021
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Fondazione Arena: "Nessun taglio, solo contratti scaduti". Il Pd: "E il rilancio?"

La disdetta del contratto integrativo annunciata mercoledì alle organizzazioni sindacali, dal Sovrintendente della Fondazione Arena Francesco Girondini, ha scatenato l'ennesima bufera politica a Verona

"Non si tratta di un taglio ma di un contratto integrativo che è scaduto, è vecchio e contiene voci che sono fuori dal mondo, che nel frattempo è cambiato; è normale quindi che vi sia una nuova contrattazione”. Questo il commento del Sindaco e Presidente della Fondazione Arena Flavio Tosi in merito alla disdetta del contratto integrativo annunciato mercoledì, alle organizzazioni sindacali, dal Sovrintendente della Fondazione Arena Francesco Girondini. “È ovvio – prosegue Tosi – che qualcuno preferisca lasciar giacere il contratto integrativo per anni per continuare a essere retribuito nella stessa maniera, anche se non sussistono più le condizioni finanziarie, ma è più serio, invece, che la Fondazione si confronti con i lavoratori per un nuovo negoziato. Il nuovo contratto potrebbe partire dal primo gennaio 2016, lasciando quindi tutto il tempo per trovare una soluzione che tenga conto della situazione di difficoltà in cui versa la Fondazione Arena. Diversamente dalla gran parte delle Fondazioni italiane, che hanno dichiarato dissesto e sono sostanzialmente fallite, la nostra è tra le poche che resta in piedi; ma per garantire continuità va rivista, insieme a tutti i componenti, l’intera organizzazione aziendale".

Per i consiglieri comunali Pd Michele Bertucco ed Eugenio Bertolotti però, questa sarebbe la prova che il rilancio della Fondazione resta ancora un miraggio:

L'avevamo detto e ripetuto: nei piani della Fondazione Arena di rilancio non c'è neanche l'ombra, ci sono soltanto i tagli. E quelli applicati oggi (ieri, ndr) agli stipendi dei dipendenti lo conferma in maniera inconfutabile. Ciò che più ci preoccupa di questa misura draconiana, mai menzionata nel piano industriale da noi visionato; assunta senza alcun confronto preventivo con il consiglio comunale e le parti sociali e che volutamente ignora che il costo del personale a Verona è tra i più bassi tra tutte le fondazioni lirico-sinfoniche italiane, riguarda lo stato reale dei conti della fondazione Arena che debbono essere di gran lunga peggiori del previsto.
E' il modello aeroporto: i vertici malgovernano allegramente per anni, durante i quali hanno pure la faccia tosta di millantare risultati di gestione strabilianti, e poi scaricano i costi delle proprie incapacità sui lavoratori una volta arrivati alla canna del gas.
Nemmeno una parola sui reali buchi neri delle gestioni recenti: museo Amo, Arena Extra, un cartellone ripetitivo e senza novità, una stagione invernale che non decolla. Ribadiamo la profonda iniquità della scelta: disdire l'integrativo, che contiene anche il premio incentivante, equivale a dire ai lavoratori che hanno svolto male il loro compito, mentre sappiamo tutti che le responsabilità partono dall'incapacità dei vertici. Com'è possibile allora affidare il rilancio della Fondazione a chi per anni l'ha gestita portandola a questo risultato fallimentare?
Noi vogliamo cambiare questo modello di gestione, degno di una qualche sedicente repubblica centro-asiatica più che di una democrazia moderna. Il meccanismo di rilancio della Fondazione Arena deve essere in grado di mettere insieme più soggetti direttamente coinvolti non solo attraverso l'elargizione dei fondi ma nell'ottica di un progetto complessivo capace di mobilitare le migliori forze culturali e artistiche della città. Per dirne una: l'Accademia delle Belle Arti nei suoi corsi di scenografie va a fare gli stage a Trento perché presso la Fondazione non ha avuto modo di inserire i propri studenti. Poi si ragioni sugli sprechi, ma a cominciare dalla produttività di vertici e dirigenti.

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