Il fumetto «Foiba Rossa» sarà distribuito nelle scuole secondarie di Verona

L'assessore regionale Donazzan: «L'iniziativa di distribuirlo in 102 scuole medie verrà rafforzata dalle mille copie che saranno offerte agli istituti superiori della città»

Rossi, Bacciga, Sboarina, Donazzan e Briani durante la presentazione di Foiba Rossa

«Sul Giorno del Ricordo e sull'obbligo morale di fare memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo forzato dalla terra natale, le istituzioni hanno ormai trovato convergenza». È quanto ha sottolineato l'assessore regionale alla scuola Elena Donazzan, intervenuta nella Sala degli Arazzi del municipio di Verona, alla presentazione dell'iniziativa di estendere la distribuzione del fumetto «Foiba Rossa» anche alle scuole superiori del capoluogo scaligero.
Un'iniziativa promossa dall'amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Federico Sboarina e dal consigliere Andrea Bacciga, sposata dall'ufficio scolastico provinciale guidato da Albino Barresi, e cofinanziata dalla federazione veronese delle associazioni degli esuli, rappresentata dal professor Davide Rossi.

Le istituzioni stanno trovando la massima armonia di intenti per far conoscere questa storia di Italia e di italiani taciuta per troppo tempo - ha affermato Donazzan - A Verona, l'iniziativa di distribuire «Foiba Rossa» in 102 scuole medie verrà rafforzata dalle mille copie che saranno offerte agli istituti superiori della città.

Con «Foiba Rossa» e con altre iniziative editoriali viene raccontata la storia di Norma Cossetto, ragazza istriana uccisa nel 1943 e diventata un simbolo di tutte le vittime delle foibe e dell'esodo istriano-giuliano-dalmata. E visto che le istituzioni hanno trovato «convergenza» e «massima armonia di intenti», come dichiarato da Elena Donazzan, rischia di passare da negazionista chiunque provi anche solo a scostarsi dal racconto ufficiale. Come accaduto per l'Anpi di Parma, che per il 10 febbraio ha organizzato un convegno dal titolo «Foibe e Fascismo», convegno di cui è stata chiesta la cancellazione e che ha interessato anche il vicepresidente del consiglio regionale del Veneto Massimo Giorgetti, il quale si è detto pronto «a fare un esposto alla magistratura» appellandosi alla Legge Mancino che «prevede da 2 a 6 anni di reclusione nei casi in cui la propaganda, l'istigazione e l'incitamento si fondino in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra».

E con la stessa forza con cui si grida al "negazionismo" per il convegno di Parma, gli attivisti di Assemblea 17 Dicembre denunciano l'organizzazione di «una discussione di stampo neo-fascista in occasione del Giorno del Ricordo con il patrocinio dell'Università di Verona», riferendosi ad un appuntamento organizzato dal sindacato universitario Suv per lunedì 11 febbraio al Polo Zanotto.

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Le complesse vicende che hanno attraversato il confine orientale nel corso del Novecento rappresentano una delle varie e profonde ferite della storia Europea del secolo scorso, e che non si chiusero dopo il secondo conflitto mondiale - scrive Assemblea 17 Dicembre - Da più di dieci anni, le destre neofasciste tentano di parificare la barbarie nazi-fascista alla resistenza popolare che le ha fatte terminare. L'incontro di lunedì ne è un chiaro esempio: gli organizzatori parlano di "infoibati colpevoli di essere italiani", ma la ricerca storica ha ampiamente confutato questa tesi, utile solo al revanscismo nazionalista, alla retorica del "bravo italiano" e del "barbaro slavo", la stessa usata dal regime di Mussolini. A venire perseguitati furono parimenti sloveni e croati che non volevano sottostare alla nuova legittimità politica che si stava affermando in Jugoslavia ma, contemporaneamente, molti italiani furono invece accolti e molti altri decisero di rimanere e non fuggire, adeguandosi alla nuova fase politica. Origine della criminalizzazione non era l'origine geografica ma, semmai, la fede politica o la vera o presunta ostilità al nuovo regime.

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