L'affaire Filobus, Sboarina: «Rivedere l'opera». E c'è chi chiede la metropolitana a Verona

«Acceleriamo i tempi per trovare la soluzione migliore», ha detto il sindaco Sboarina mentre in città è nato da tempo anche un "Comitato per la Metropolitana di Verona" che propone la costruzione di una metro leggera sul modello di quella realizzata a Brescia nel 2013

Foto Facebook Comitato per la Metropolitana di Verona

A poco più di dieci giorni dalla videoconferenza tra il sindaco Federico Sboarina e il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, al quale si sono susseguiti diversi tavoli tecnici fra ministero e Amt, ora il confronto sul futuro della filovia a Verona coinvolge le aziende direttamente impegnate nella sua realizzazione. Nel pomeriggio di ieri, martedì 16 giugno, si è svolto l'annunciato incontro tra Ati e Amt che hanno preso in esame le valutazioni emerse dalle riunioni delle ultime due settimane. All’incontro ha partecipato anche il primo cittadino scaligero per dare avvio a quella che viene definita «la nuova fase decisionale per condividere la soluzione migliore per il trasporto pubblico di massa, a fronte di scenari completamente mutati».

Il refrain del sindaco è stato ribadito più volte: la pandemia causata dal coronavirus Sars-CoV-2 ha rivoluzionato il mondo del trasporto pubblico, imponendo il distanziamento sociale e riducendo la capienza dei mezzi. Così come ha determinato un ritardo dei cantieri e una crisi economica che ha colpito anche le aziende coinvolte nella filovia. Due dati considerati dal primo cittadino scaligero «oggettivi» e che fino a quattro mesi fa non erano prevedibili, dei quali dunque oggi bisogna tenere conto visto che si tratta di un'opera pubblica dal costo milionario: «Acceleriamo i tempi per trovare la soluzione migliore, nessuno scenario escluso. - ha spiegato il sindaco Sboarina - È in gioco il futuro della mobilità di massa in una situazione imprevedibile fino a qualche mese fa. Fino al 22 febbraio, l'unica cosa che potevamo fare era realizzare un progetto che abbiamo trovato ad un punto di non ritorno, ma con tutte le criticità accumulate in 18 anni di trascinamenti. Poi è arrivata l'emergenza sanitaria e ha scombussolato il mondo, compreso il progetto della filovia: per la crisi economica delle aziende e per le nuove modalità del trasporto pubblico. Ecco perché non potevamo fare finta di nulla e grazie al tramite dell'onorevole Alessia Rotta ho parlato con il ministro. In poco più di dieci giorni i tecnici si sono confrontati e ora anche le aziende costruttrici. C’è una grande disponibilità a rivedere l’opera alla luce di quanto successo negli ultimi mesi».

Sull'argomento è intervenuto anche l'assessore alla Viabilità Luca Zanotto: «Siamo nelle condizioni di rivedere un progetto che, quando ci siamo insediati, era già in una fase di non ritorno - ha ribadito l’assessore Zanotto - una possibilità che non avevamo prima del Covid. Purtroppo questa pandemia ha modificato in maniera radicale il trasporto pubblico, riducendo notevolmente la capacità dei mezzi, tanto che dovremo rivedere tutto il sistema, lavoro che abbiamo già iniziato con la stesura del PME-Piano della mobilità di emergenza, che indica le soluzioni necessarie per gli spostamenti delle persone. Inoltre, l’emergenza sanitaria ha fatto aumentare l’utilizzo delle auto private. Fattore, quest’ultimo, di cui si deve assolutamente tener conto soprattutto in vista della partenza di nuovi cantieri su nodi critici, che potrebbero portare a problemi di traffico».

Quel che ancora al momento resta poco chiaro, ma forse si tratta di un nostro limite, è quale sia l'obiettivo che dal punto di vista amministrativo l'attuale giunta scaligera si preffisi di ottenere. Fatte salve tutte le perplessità circa un'opera pubblica costosa, il cui progetto è piuttosto datato e riconosciute pure tutte le nuove difficoltà emerse con la pandemia, bisogna pur concedere che i cittadini di Verona avrebbero anche il diritto di sapere se il progetto "filobus" è destinato ad essere depennato dall'agenda (e quindi il capoluogo scaligero non lo vedrà mai realizzato), oppure se in alternativa il filobus si farà ugualmente ma in modo totalmente differente. Tertium non datur, così almeno pare, in caso contrario ovviamente ben vengano eventuali opzioni terze che però a questo punto andrebbero forse anche rese un po' più esplicite. 

Al riguardo poi, in realtà, vi è persino chi è convinto che l'opzione più valida per Verona sia non la realizzazione del filobus, vecchio o nuovo progetto che sia, bensì quella di una metropolina "leggera". Dal giugno 2019 si è infatti formato un Comitato per la Metropolitana di Verona, del quale chi scrive colpevolmente non aveva notizia fino ad oggi, che sul proprio sito spiega così i propri intenti: «Il comitato, senza scopo di lucro e apartitico, è stato costituito a giugno 2019 da un gruppo di cittadini con lo scopo di proporre alla città di Verona una soluzione di mobilità pubblica moderna ed ecologica basata su una metropolitana leggera a guida automatica sul modello di quella attiva a Brescia dal 2013 (a sua volta ispirata a quella di Copenaghen ndr)». All'interno di una nota stampa divulgata nelle scorse ore, il Comitato per la Metropolitana di Verona commenta così le recenti evoluzioni dell'affaire Filobus: «L’amministrazione comunale veronese sta provando a ridiscutere con il Ministero dei Trasporti il progetto del filobus, che notoriamente risulta essere una soluzione inadeguata ed anacronistica per la mobilità cittadina. La riteniamo un’azione doverosa. Le preoccupazioni dal punto di vista economico, visti i problemi di bilancio che stanno affrontando le amministrazioni locali e le aziende municipalizzate che si occupano di trasporti, sono legittime. Per questo è necessario chiedere il supporto del Governo».

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A convincere meno i componenti del Comitato è però l'idea di dover abbandonare il trasporto pubblico di massa, cosa che a onor del vero il sindaco Sboarina non pare tuttavia essere intenzionato a fare. Nel punto stampa di ieri il primo cittadino scaligero ha infatti chiarito di «star lavorando per avere una possibilità diversa» rispetto al progetto "filobus", ma dall'altro ha anche chiarito: «Il trasporto pubblico non è che deve essere cancellato, quindi possono essere costruite delle alternative. Non è che diciamo, "finisce il filobus e non si gira più col mezzo pubblico", no, perché sarebbe stupido dire o pensare queste cose». In ogni caso, la posizione del Comitato per la Metropolitana di Verona appare chiara: «La nostra opinione è sempre quella che la nostra città deve avere un moderno mezzo di trasporto pubblico di massa ben integrato con le altre infrastrutture di trasporto, in particolare con le piste ciclabili, o con le corsie ciclabili così come da recente introduzione nel codice della strada. Quello che è davvero necessario è lavorare per una progettazione di lungo periodo su mobilità e urbanistica. Altrimenti Verona è destinata ad un peggioramento della qualità della vita dei suoi cittadini. Ad amministratori lungimiranti dobbiamo chiedere non solo di gestire bene il presente ma anche di lavorare per il nostro il futuro, o meglio, per quello delle prossime generazioni».

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