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Estate Teatrale di Verona nel pantano, La Paglia: «Rischio marginalità»

La mancata nomina del successore del direttore artistico Giampaolo Savorelli è stata tamponata dallo stesso Savorelli che sta collaborando alla redazione del programma del Festival Shakespeariano. Ma le opposizioni attaccano

Pubblico del Teatro Romano ad uno spettacolo dell'Estate Teatrale Veronese (Foto di repertorio)

Cambiano le amministrazioni, da Tosi a Sboarina, ma la cultura a Verona rimane sempre una Cenerentola.

Il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco ha commentato il periodo di stallo creatosi per la mancata nomina del direttore artistico dell'Estate Teatrale. Una conseguenza, secondo Bertucco, «dell'incapacità di predisporre il bando e di nominare in tempi utili la commissione che doveva scegliere il successore di Giampaolo Savorelli». Quel Savorelli che, al momento, sta salvando la situazione, collaborando alla redazione del programma del Festival Shakespeariano.
«Tutta questa impreparazione e improvvisazione non solo hanno messo a rischio la quota del Fus che spetta alla nostra città, ma hanno anche abbassato la qualità della programmazione che è stata messa insieme in fretta e furia - conclude il consigliere comunale - Nel frattempo sono arrivate le candidature per il nuovo direttore artistico, ma i ritardi nella nomina della commissione e i veti politici impediscono di nominare una personalità che garantisca il futuro dell'Estate Teatrale, che da 71 anni garantisce il festival shakespeariano e fa di Verona un punto di riferimento per la prosa, per la danza, con un prestigioso premio nazionale Renato Simoni».

Ancora più dura contro l'amministrazione comunale è la consigliera comunale del Partito Democratico Elisa La Paglia.

Estate Teatrale ferma, Teatro nei Cortili senza riforma, Camploy svuotato di compagnie e di senso, Scavi Scaligeri ancora chiusi, Fondazione Arena perennemente in panne - è il quadro descritto da La Paglia - La cultura veronese sta subendo la stessa mancanza di visione che ha già impantanato le aziende partecipate, dove l'amministrazione non lavora per massimizzare l'interesse della città ma per massimizzare l'occupazione dei cda. Allo stesso modo in campo culturale ogni buona proposta viene immobilizzata, se con Tosi non avevamo un assessore alla cultura oggi ne abbiamo uno senza assessorato. L'Estate Teatrale è la vittima più eccellente di questo sistema malato: un anno e mezzo per fare un bando già zoppo, uscito sotto le feste natalizie e poi prorogato giocoforza di dieci giorni dietro nostra richiesta. Altri cinque mesi per formare e convocare la prima riunione della commissione tecnica di valutazione. È chiara la volontà di condizionare politicamente i meccanismi della produzione culturale. Ma è chiaro anche che questa amministrazione non ha la volontà e le capacità di gestire un investimento in cultura e il risultato è l'immobilismo. Questo il mix micidiale che condanna Verona alla marginalità. Soprattutto nel periodo estivo, quando la nostra città potrebbe essere attrattiva in tutta l'area metropolitana del Baldo-Garda, c'è chi si accontenta di essere ancora la provincia di Venezia. Al contrario dei nostri antenati che escogitavano ogni modo per guadagnare protagonismo e centralità.

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