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Tosi presenta la sua idea: "Via la Padania dal simbolo della Lega"

Il sindaco scaligero risponde ai malumori della base leghista con la proposta di modificare il logo del partito per cercare voti tra gli indecisi di ogni parte, come fece lui per le comunali

Continuano le riorganizzazioni e gli assestamenti in vista delle elezioni politiche del 24 febbraio. Mentre il Pd ufficializza la sua lista di candidati, dall'altra parte continua a tenere banco la questione dell'accordo rinnovato tra Pdl e Lega.

LA BASE SCONTENTA – Le parole di Maroni, gli accenni di Tosi, le spiegazioni di Venturi e soci, niente sembra riuscire a giustificare la scelta dei piani alti del Carroccio di ritornare assieme al vecchio alleato. D'altronde negli ultimi mesi il gruppo di Berlusconi e quello delle cravatte verdi hanno lavorato su fronti opposti, il primo a sostegno (fino a qualche settimana fa) del governo tecnico, l'altro in aperta ostilità con Monti e compagni. E gli elettori non dimenticano: non solo si ripetono contrari alle tasse che il Cavaliere ha aiutato ad aumentare, ma con la politica degli scandali e dei festini non vogliono più avere niente a che fare.

L'ESEMPIO VERONESE – La chiave per risolvere questo problema potrebbe essere proprio quanto fatto da Tosi nel capoluogo scaligero. Presentatosi alle elezioni comunali dell'anno scorso con una sua lista civica, il segretario regionale della Lega ha stracciato gli avversari alle urne, dimostrando come a volte siano le persone e non i partiti a raccogliere maggiori consensi. Proprio secondo questa logica in molti, tra cui anche lo “sceriffo” Gentilini di Treviso, vedrebbero molto bene il primo cittadino di Verona come candidato premier. Su quel fronte, però, nessuna novità: tutto quello che Tosi ha detto è che, anche in caso di vittoria della coalizione, non intende lasciare la sua città per fare il ministro.

VOTI ESTERNI – Per Tosi, allora, la risposta alla crisi del consenso è una sola: eliminare la parola “Padania” dal simbolo del partito. Non si tratta, spiega il sindaco, di un rifiuto delle proprie radici politiche, ma piuttosto di una mano tesa verso gli altri, verso gli indecisi di ogni parte. Scrivendo “Maroni” su manifesti e adesivi, Tosi spera di replicare quanto fatto nella sua città, spingendo gli elettori a scegliere non in base alla fede politica ma in base alla persona, dando quindi fiducia non al partito ma al suo attuale segretario federale, magari recuperando in questa maniera qualche voto “esterno” alla base leghista. In poche parole il sindaco della lista civica vorrebbe portare avanti una “lista nazionale”. Purtroppo però i dubbi rimangono: che senso ha scrivere “Maroni” su bandiere e magliette se il “barbaro pensante” alla fine si candiderà (come sembra certo) alle elezioni lombarde e non alle politiche? E, soprattutto, al di là di quello che viene scritto su un simbolo, il partito resta sempre lo stesso. E il partito si è schierato con il Pdl. Questo è quello che non piace ai suoi elettori.

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