Elezioni regionali, la delusione degli sconfitti. Nessun eletto tra i 5 Stelle

Il candidato presidente Lorenzoni: «Non è andata come volevamo». Bertucco: «Centrosinistra veronese ridotto a percentuali risicate. Si lavori per rendere competitiva proposta alternativa allo strapotere di Zaia e del centrodestra»

Arturo Lorenzoni (Foto Facebook)

Comincia con: «Non è andata come volevamo» e termina con: «Ci vediamo presto» il messaggio lasciato sulla sua pagina Facebook da Arturo Lorenzoni, il candidato presidente arrivato secondo e quindi il primo tra gli sconfitti nelle elezioni regionali che si sono svolte regolarmente domenica e lunedì scorsi. Lorenzoni dunque passa da essere vicesindaco di Padova ad essere consigliere regionale di opposizione al termine di un confronto politico da lui definito «stranissimo e difficile, con una sovraesposizione mediatica di un candidato e il completo oscuramento di tutti gli altri». Questo è l'unico commento rilasciato da Lorenzoni prima di passare ai ringraziamenti, che si concludono così: «Grazie a tutti quelli che mi hanno dato fiducia. Perché questa non è una fine, ma l'inizio di un progetto».

Insieme ad Arturo Lorenzoni, entrano in consiglio regionale altri otto consiglieri regionali di minoranza: 6 del Partito Democratico (tra cui la veronese Anna Maria Bigon), una del Veneto Che Vogliamo ed una di Europa Verde. E proprio Luana Zanella, responsabile di Europa Verde in Veneto, ha commentato così l'elezione della consigliera verde Cristina Guarda. «In questa durissima tornata elettorale, durante la quale abbiamo visto dilagare il centrodestra come in nessun'altra regione, i Verdi tornano nel consiglio regionale veneto, dopo esserne stati assenti per 10 anni. Cristina Guarda sarà la nostra rappresentante e non vi è dubbio che farà un'opposizione, e noi con lei, ancora più determinata e puntuale per porre al centro dell'agenda politica regionale ciò che continua a rimanere ai margini: giustizia ambientale e sociale, cambiamenti climatici, un Green Deal per il Veneto che porti alla conversione ecologica del nostro territorio martoriato da consumo del suolo, dissesto idrogeologico, grandi opere inutili e costose, penetrazioni illegali e mafiose».

Fa autocritica, invece, il coordinamento regionale del Veneto Che Vogliamo, il quale nel suo commento post-elettorale ha scritto: «Abbiamo perso. Siamo grati ai 41.200 cittadine e cittadini che hanno creduto in questo percorso e l'hanno legato ad un logo inedito sulla scheda elettorale; ognuno di quei voti e prezioso, ed insieme ripartiamo. Ma occorre anche dire chiaramente che pensavamo e speravamo di più. Abbiamo perso per molte ragioni; fra queste, abbiamo perso anche per i nostri errori. Abbiamo perso, ma oggi comincia un'altra storia. È cominciata più di un anno fa, a dire il vero, con le prime assemblee di ascolto, provincia per provincia. Ed è cominciata anche prima, a dirla tutta: perché in quelle assemblee si sono incontrate liste civiche, cittadini e cittadine, attivi da anni, ciascuno con il suo radicamento ed il suo percorso. Liste ambientaliste, solidali, giovani, in un esperimento che tanti avevano provato ad avviare ma che nessuno era riuscito a realizzare. Oggi comincia davvero un percorso destinato ad avere tutto un altro futuro. Non più una lista che si perde il giorno dopo le elezioni, ma un progetto destinato a durare nel tempo che ha espresso un candidato con un percorso limpido e civico, candidato che è stato poi sostenuto da tutti i partiti nazionali del centrosinistra. Ad Arturo Lorenzoni, che è e resta il nostro punto di riferimento, dobbiamo un grande ringraziamento. Le elezioni non sono mai state un punto di arrivo: il Veneto che Vogliamo è un movimento civico e popolare, e i movimenti non sono destinati a fermarsi. Seminano, coltivano, e fanno crescere idee e persone nuove. Sfidare lo strapotere leghista in Veneto è un percorso lungo. Oggi abbiamo fatto il primo passo».
Non entra in consiglio regionale il candidato veronese del Veneto che Vogliamo Michele Bertucco, che ha dichiarato: «Il centrosinistra veronese, ridotto a percentuali risicate con un solo consigliere eletto su nove veronesi, deve ricominciare a lavorare per rendere competitiva una proposta alternativa allo strapotere di Zaia e del centrodestra. Negli ultimi cinque anni non siamo stati capaci di elaborarla tra i macroscopici fallimenti di Zaia. A Lorenzoni va un caloroso ringraziamento per aver accettato una sfida che si sapeva essere tutta in salita, con una campagna elettorale breve e anomala che ha lasciato poco spazio per far conoscere la proposta o anche soltanto il simbolo. Le preferenze acquisite da me e dalla lista rappresentano forse un riconoscimento per il lavoro svolto finora, ma ci dicono chiaramente che la proposta politica non è passata. Più in generale, il centrosinistra veronese deve affrontare il tema del radicamento provinciale, sulla base di una proposta espansiva che non sia soltanto la contesa, spesso aspra, di una base che si va sempre più restringendo».

Si lecca le ferite anche il Movimento 5 Stelle. Il suo candidato è arrivato terzo, ma la lista pentastellata ha perso molto gradimento rispetto alle precedenti elezioni. Il Movimento 5 Stelle è il quarto partito, dietro a Lega, PD, Fratelli d'Italia e Forza Italia e non porterà in consiglio regionale nessun candidato. E la deputata veronese Francesca Businarolo indica ora la strada da percorrere: «Il Movimento 5 Stelle dovrà ripartire dal territorio. Il risultato, inutile nasconderlo, è stato deludente, benché non si possano paragonare questi risultati a quelli di un'elezione nazionale, a causa della presenza di liste civiche molto votate. Tuttavia un'indicazione importante ci arriva da quelle aree dove, negli anni, il Movimento si è distinto per battaglie portate avanti sul fronte della salute e dell'ambiente. Penso al Garda Veronese, ai comuni che hanno dovuto fare i conti con l'emergenza Pfas, al litorale tra Venezia e Chioggia. In tutte queste zone, la presenza degli attivisti 5 Stelle ha fatto la differenza e questo si è visto anche nelle urne. Continueremo la nostra opposizione anche fuori dal consiglio regionale».

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