Michele Bertucco si candida per le elezioni regionali: «Giunta Zaia lontana da Verona»

Nella lista a sostegno di Arturo Lorenzoni c'è anche Michele Bertucco, già consigliere comunale a Verona: «La Regione guidata da Zaia è sempre stata lontanissima da Verona»

Il consigliere comunale per Verona e Sinistra in Comune, nonché candidato alla carica di consigliere regionale in Veneto Michele Bertucco

Consigliere comunale in carica a Verona, politico locale navigato e già candidato sindaco nel corso anche dell'ultima tornata elettorale nel capoluogo scaligero, Michele Bertucco ha ufficializzato ieri la sua candidatura alla carica di consigliere regionale in Veneto. Alle prossime elezioni che si terranno il 20 e il 21 settembre in corsa ci sarà dunque anche il capogruppo a palazzo Barbieri per Verona e Sinistra in Comune, questa volta in lizza per la lista "Il Veneto che vogliamo – Lorenzoni Presidente": «Mi è stato chiesto di mettere a disposizione del progetto politico de "Il Veneto che Vogliamo" - argomenta Michele Bertucco - l’esperienza e le competenze maturate in questi quasi dieci anni di percorso politico e amministrativo a Verona, dapprima come candidato sindaco della coalizione di centrosinistra a guida Pd e poi come consigliere della coalizione di movimenti civici e gruppi politici della Sinistra, e prima ancora nella ventennale esperienza da presidente di Legambiente».

Sul suo rapporto con il candidato presidente di Regione che sfiderà Zaia a settembre, Bertucco spiega: «Con Lorenzoni ho avuto occasione di confrontarmi fin dall’inizio su questo progetto regionale che punta a federare e dare espressione politica e istituzionale alle varie tematiche di ordine economico, sociale e ambientale che nascono direttamente dal territorio e che spesso vengono portate alla ribalta solo grazie all’impegno di tanti cittadini che si mettono in gioco in prima persona in associazioni e comitati. Basti vedere quanto accaduto con la vicenda dell’inquinamento da Pfas: all’inizio, inquinamento negato dalla Regione che minacciava di querelare le mamme. Una formula che a Padova ha premiato facendo cadere importanti barriere tra politica e società civile e riaprendo interessanti prospettive e spazi di confronto».

Bertucco sottolinea quindi che dal punto di vista personale la decisione di candidarsi in Regione è una sorta di «completamento e un affinamento del lavoro fatto finora nel Comune di Verona, la cui continuità è evidente e quasi naturale sui temi dell’urbanistica, dell’ambiente e della mobilità». In materia di mobilità e trasporti Bertucco evidenzia come «le giunte regionali di centrodestra promettono da vent’anni soluzioni sostenibili, ma non sono state in grado nemmeno di fare il biglietto unico per agevolare gli spostamenti multi-modali». Oltre a questo, aggiunge sempre il candidato per "Il Veneto che vogliamo – Lorenzoni Presidente", «il sistema ferroviario metropolitano di superficie resta una sorta di creatura mitologica, mentre lo sviluppo dell’aeroporto di Verona è fermo anche per le promesse al vento di Zaia e soci in merito al collegamento con la stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova».

Sulle tematiche più strettamente legate al territorio di Verona, Michele Bertucco non esita a criticare la giunta regionale uscente: «La Regione guidata da Zaia è sempre stata lontanissima da Verona anche sui temi della cultura e in particolare della Fondazione Arena, che negli anni più bui ha potuto contare soltanto sul sostegno dello Stato e sull’impegno dei lavoratori. Salvo qualche rara eccezione, - prosegue quindi nella sua disamina Michele Bertucco - la Regione guidata dal centrodestra ha rinunciato ad esercitare il suo ruolo su tutte le grandi crisi aziendali che in questi anni hanno contribuito a depotenziare la struttura produttiva manifatturiera veronese e a precarizzare il lavoro».

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Infine, in clima di emergenza coronavirus, il tema essenziale della sanità regionale: «La sanità è il più grande capitolo del bilancio regionale. - spiega Michele Bertucco - Il modello veneto è un patrimonio organizzativo e di saperi che ha contributo, grazie ai medici e al personale infermieristico, a proteggerci durante il picco dell’epidemia di coronavirus. Ma presenta anche tante falle, a partire dalle case di riposo, drammaticamente colpite dalle morti durante la pandemia, il potenziamento dei posti letto negli ospedali di comunità e relativa gestione, nonché per l’insufficienza dei medici di medicina e dei servizi di medicina territoriale in generale».

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