Giacino e campagna elettorale, le reazioni alla sentenza della Cassazione

Per i tosiani, è una condanna per l'ex vicesindaco e non all'intera amministrazione. Diversa invece l'interpretazione di alcuni candidati sindaco. "Giacino non è una mela marcia, ma l'espressione di un sistema"

Vito Giacino (foto di repertorio)

La sentenza della Cassazione è arrivata nella tarda serata di martedì 6 giugno e in parte ha confermato le condanne all'ex vicesindaco di Verona Vito Giacino e alla moglie Alessandra Lodi. Solo su una tangente promessa nel 2011, la Cassazione ha chiesto alla Corte d'Appello di Venezia un nuovo giudizio. Per il resto i ricorsi presentati da Giacino e Lodi sono stati respinti e quindi la condanna per concussione è stata confermata anche nel terzo e ultimo grado di giudizio.

Ieri, 7 giugno, è stato il giorno delle reazioni, che non potevano mancare in una Verona dove la campagna elettorale è agli sgoccioli. Domenica 11 si vota e i candidati hanno commentato la sentenza sull'ex vicesindaco della giunta Tosi. Tra i primi a rilasciare una dichiarazione c'è stato il candidato sindaco di Verona Pulita Michele Croce che ha parlato di una "classe di amministratori che ha utilizzato il Comune per i propri affari". E la candidata sindaco del PD Orietta Salemi ha chiesto un cambio di direzione perché "tante scelte di Giacino, oltre che viziate da comportamenti quanto meno opachi, sono state anche controproducenti per la città. Per governare Verona serve una squadra di persone che abbiano facce pulite e che agiscano alla luce del sole".

Poche parole sono state scritte nella nota sottoscritta da tutta la coalizione che sostiene il candidato sindaco Federico Sboarina. "Questa sentenza chiarisce definitivamente i contorni della vicenda che ha riguardato l’ex braccio destro del sindaco Tosi. Siamo rispettosi della legge e le sentenze si applicano".

Diverso lo stato d'animo nel centrodestra tosiano, con il sindaco uscente Flavio Tosi e la sua candidata sindaco Patrizia Bisinella che la giustizia ha ritenuto colpevole Giacino e non l'intera amministrazione. L'ex vicesindaco pagherà il suo debito con la società, ma gli illeciti non riguardano la giunta Tosi. Diversa invece è l'interpretazione del candidato sindaco Michele Bertucco. "Il caso Giacino-Lodi non è espressione di una mela marcia ma di un sistema - ha dichiarato Bertucco - Fin dall'inizio ritengo non credibile che un assessore, benché vicesindaco, possa manovrare con tanta impunità e disinvoltura un apparato complesso come la pianificazione urbanistica di una città senza connivenze o complicità diffuse e ramificate sia a livello politico che tecnico".

Come Bertucco, anche il candidato sindaco del M5S Alessandro Gennari ritiene che la sentenza "pesa come un macigno sulla storia politica del sindaco uscente. Io e la mia squadra siamo convinti - conclude Gennari - che si debba tutelare il Comune attraverso nuovi strumenti, come i patti di integrità per i bandi pubblici ed il potenziamento del sistema anticorruzione. Dobbiamo e vogliamo dare la possibilità alle aziende veronesi che lavorano onestamente di poter contare su un'amministrazione trasparente e rispettosa della legalità".

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