Lega chiede prova d'amore sull'autonomia, ma Fratelli d'Italia si stanca

Polemica tra i due partiti del centrodestra che insieme a Forza Italia sosterranno la candidatura di Luca Zaia in Veneto. Zaia però vuole un impegno a realizzare l'autonomia e Giorgia Meloni sbotta

Zaia e Meloni

Sembrava che con l'accordo trovato lunedì scorso, 22 giugno, le acque navigate dai partiti di centrodestra fossero tornate calme e che le tre caravelle di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia fossero ben schierate per veleggiare unite verso gli appuntamenti elettorali del prossimo autunno. Qualcosa, però, sembra ancora agitare quelle forze politiche che attualmente sono all'opposizione ma che possono vantare sondaggi più incoraggianti rispetto a chi, in questo momento, è al governo del Paese. E il motivo dell'agitazione sembra essere la solita parolina, su cui apparentemente sono tutti d'accordo, ma che paradossalmente non riesce a mettere tutti d'accordo. E quella parolina è: autonomia.

La Lega è stata chiara nel recente incontro tra Matteo Salvini, leader del partito, e Luca Zaia, il candidato presidente del centrodestra: chi vuole associare il proprio simbolo alla candidatura di Zaia deve sottoscrivere un impegno a realizzare l'autonomia richiesta dal Veneto con un referendum. E lo stesso Zaia ha ribadito questa linea in un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera. Nell'intervista, Zaia non ha nominato nessun partito e non ha attaccato nessuno, però nel titolo del pezzo e nelle parole dell'intervistatore si fa riferimento a Fratelli d'Italia e ad un possibile disaccordo del partito guidato da Giorgia Meloni proprio sull'autonomia. Domande che sono state schivate da Zaia, ma non dalla Meloni, la quale ha interpretato l'intervista di Zaia come un attacco al suo partito. Il presidente Zaia, interrogato al riguardo, ha dichiarato che le sue parole non sono state lette o non sono state capite dalla Meloni, la quale ha rinfacciato alla Lega l'accordo con il Movimento 5 Stelle che ha fatto nascere il primo governo di Giuseppe Conte ed ha chiarito ciò che c'è sul tavolo: autonomia in cambio di presidenzialismo. In sostanza, la trattativa è questa: Fratelli d'Italia appoggia la battaglia della Lega per l'autonomia regionale, a patto che sia sempre salvaguardata l'unità nazionale, e in cambio ottiene l'appoggio della Lega per introdurre il presidenzialismo in Italia. E in appoggio a Giorgia Meloni, è intervenuto anche l'assessore regionale Elena Donazzan: «Agli amici della Lega dico che, se si vuole l'autonomia fino in fondo, si deve andare a governare coerentemente la Nazione: il primo smacco dato ai Veneti dal governo 5 Stelle, supportato dalla Lega, fu proprio legato al continuo rimpallo sull’autonomia. Non ci devono continuare a chiedere tutti i giorni la prova d'amore, perché noi siamo i fidanzati seri».

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E su questa polemica si è inserita anche +Europa la quale ritiene che la Lega abbia «sacrificato l'autonomia sull'altare del potere». Giorgio Pasetto, di +Europa Verona, e Corrado Cortese, portavoce di +Europa Veneto, hanno aggiunto: «L'autonomia è un tema che Zaia stesso usa quando gli conviene, giusto per scaldare un po' i cuori di una parte del suo elettorato, ma in realtà la Lega l'ha ormai dimenticato in cambio di un po' di voti e magari di qualche sindaco al sud. Noi di +Europa Veneto non abbiamo nessuno scheletro nell'armadio in questo campo: siamo federalisti e riteniamo quindi che le autonomie costituiscano un principio fondamentale di uno stato, così come di un'unione sovranazionale. Lasciamo ad altri certe vanvere autonomiste urlate tenendo la mascherina tricolore sulla bocca o andando a braccetto con il più becero sovranismo».

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