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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Da Forza Italia ai Cinque Stelle: Verona e il rebus delle alleanze politiche a meno di un mese dal voto

Verso il voto del 12 giugno per eleggere il nuovo sindaco di Verona, una breve incursione nel territorio dell'imponderabile

La trama delle alleanze nella politica veronese di questi tempi è ben lungi dall'essere chiara e definita. Questo il primo assunto. E ciò nonostante le liste siano oramai fatte. Dietro il velo di Maya, tuttavia, ribolle un reale insondabile, o quasi. Basti pensare che, nel centrodestra sboariniano vi è chi parla, a pieno titolo, in nome di Forza Italia, mentre il partito si è formalmente schierato nel centrodestra tosiano. Questo per il primo turno. Poi, chissà. Anzi, vi è chi sulle stringate parole di Berlusconi riportate da un'Ansa («Su 21 città abbiamo trovato l'accordo, su cinque città non l'abbiamo trovato, lo troveremo sicuramente in eventuali ballottaggi»), ha già costruito uno scenario del tutto diverso: Forza Italia a Verona sosterrà Tosi al primo turno, ma se si andasse al ballottaggio tra il sindaco uscente e lo sfidante di centrosinistra, allora il partito del Cavaliere, senza indugio, sosterrebbe Federico Sboarina. Sarà. Ma resta aperta una domanda: cosa farebbe a quel punto Flavio Tosi? Anche lui sosterrebbe senza indugio Federico Sboarina al ballottaggio?

Qualche dubbio al riguardo paiono avercelo anche gli esponenti del centrodestra sboariniano. È infatti singolare che, da un lato, emergano dichiarazioni come quelle di Riccardo Caccia, fino a pochi giorni fa referente cittadino di Forza Italia ed ora candidato nella lista Sboarina Sindaco, il quale spiega: «Silvio Berlusconi ha certificato che in caso di ballottaggio a Verona Forza Italia sosterrà Federico Sboarina: da militante forzista della prima ora mi rincuora, anche se non avevo dubbi dato che l’elettorato del partito non ha capito la scelta di entrare al primo turno in una coalizione sostenuta da Matteo Renzi». Allo stesso tempo, tuttavia, sempre dal fronte del centrodestra sboariniano, e questa volta dal movimento civico di Verona Domani, emergono gli spettri del proverbiale "inciucione" tra Flavio Tosi e la coalizione di Damiano Tommasi: «Tra il Pd e Tosi, qualora si andasse al ballottaggio, eventualità per nulla scontata, sono in corso da settimane le note prove tecniche di inciucio», si leggeva in una nota ufficiale di Verona Domani. E ancora: «Si ripete dunque stucchevolmente la liaison tra Tosi e la sinistra, un legame che ha portato nel 2016 l’allora sindaco a spendersi in prima persona per il "sì" al referendum costituzionale voluto da Renzi e bocciato sonoramente dagli italiani».

Insomma, anche solo a prendere quale punto di partenza la prospettiva del centrodestra sboariniano c'è di che uscirne un filino frastornati: la vera Forza Italia è già con Sboarina, quella ufficiale (ma che starebbe sbagliando tutto), appoggia al primo turno Tosi, poi però al ballottaggio appoggerà Sboarina contro Tommasi. Nel frattempo, dicono sempre dal centrodestra sboariniano, Tosi avrebbe già pronto l'inciucio con Tommasi per il secondo turno. Quindi, ci chiediamo, in caso di ballottaggio, Berlusconi avrebbe già deciso di molllare in asso Tosi e appoggiare Sboarina? Oppure anche Tosi a quel punto verrebbe convinto a sostenere il sindaco uscente contro Tommasi? E con Tosi magari anche Michele Croce, tutti insieme appassionatamente a sostegno di Federico? Un po' come nei saturnalia si arriverebbe ad una singolare inversione di ruoli: l'ex assessore della giunta Tosi diventerebbe sindaco per la seconda volta di fila e l'ex sindaco per due mandati consecutivi Tosi finirebbe magari a fare l'assessore, eventualmente allo Sport, della nuova giunta Sboarina. 

Proseguiamo: sì, perché una delle accuse mosse a Tosi dal centrodestra sboariniano è quella di non essere più un politico di destra, ma di essersi abbandonato alle sirene della sinistra. La ragione di tale accusa, come visto, sta tutta nella oramai vetusta e spesso rinfacciata "amicizia" tra Tosi e Matteo Renzi, da cui discende il rigorosissimo sillogismo aristotelico del centrodestra sboariniano: Renzi sta con Tosi, Renzi è di sinistra, dunque Tosi è di sinistra. Al che mezzo elettorato del Pd, od ex elettori, si sta probabilmente scompisciando dalle risate. Che la premessa minore del sillogismo suddetto sia un opinabile divertissment lo ha infatti capito benissimo persino il prof. Orsini nell'imitazione prodotta da Maurizio Crozza. Detto ciò, vien da chiedersi: ma se Tosi è di sinistra, poiché lo è Renzi, allora Forza Italia, quella ufficiale che per il centrodestra sboariniano sta sbagliando strada, che cos'è? Perché il rischio è che chi di sillogismo ferisca, di sillogismo perisca: Tosi è di centrosinistra, Forza Italia sta con Tosi, dunque Forza Italia è di centrosinistra. Così al primo turno. E allora, al ballottaggio che succede se Forza Italia si redime e sostiene il sindaco uscente Sboarina? Forza Italia è di centrosinistra, Sboarina sta con Forza Italia, dunque...

Ma torniamo seri. Perché, dopotutto, quello del 12 giugno è un appuntamento importante per la città di Verona. Si è guardato a destra e, in effetti, la situazione non è chiarissima. Proviamo allora a gettare uno sguardo a sinistra prima di attraversare la strada per raggiungere il seggio elettorale. Anche qui i guai non mancano, per quanto vada dato atto a Damiano Tommasi di aver saputo creare la più vasta coalizione possibile immaginabile a Verona nel campo del centrosinistra. Al netto dell'assenza dello stesso candidato sindaco alla presentazione dei candidati del Pd, cosa che i maligni hanno letto come scarsa coesione tra le fila, due ci paiono essere i versanti friabili. Da un lato, e le tensioni sono emerse di recente in modo abbastanza inequivocabile, la strana coppia: Azione-M5S, con Carlo Calenda vicino a Traguardi ma assai lontano dai pentastellati dei quali fatica visibilmente a sopportare anche solo il simbolo. La portavoce M5S Francesca Businarolo, proprio in merito alle recenti esternazioni di Carlo Calenda ospite a Verona al fianco di Damiano Tommasi per sostenerlo (?), ha affermato in un breve post su Facebook: «Nella coalizione che appoggia Damiano Tommasi nella sua corsa a sindaco di Verona, il Movimento 5 Stelle ha un ruolo fondamentale. Non voglio commentare quindi gli attacchi e il fango che Carlo Calenda non perde occasione di lanciare nei nostri confronti, perché preferiamo il fare al disfare».

Ora, i candidati del M5S sono inseriti direttamente nella lista Damiano Tommasi Sindaco e non presentano dunque in modo troppo esplicito il proprio simbolo, perché ciò creerebbe l'orticaria al segretario di Azione, tuttavia quei candidati ci sono! Allora, vien da chiedersi se almeno sui temi locali gli stessi esponenti altrettanto locali di Azione e del M5S siano d'accordo tra loro, e con loro gli altri della coalizione. Ne tiriamo fuori uno un po' a casaccio: che si fa con il filobus? Il Pd dice che, malgrado tutto, oramai va fatto (e in effetti i pali già ci sono, anche se li usano solo gabbiani e piccioni di vedetta). Il M5S a Verona, il filobus lo farebbe? E Azione che dice?

Il buon Damiano Tommasi, da par suo, ha comunque saputo ricucire gli strappi calendiani. Ha serrato le righe e detto che la priorità è far cambiare pagina a Verona e farlo il prima possibile. Tommasi ha poi evidenziato che sabato «sarà in città il ministro Federico D'Incà (M5S, ndr) a conferma che la nostra proposta accoglie un largo consenso che deve essere costruttivo, propositivo e soprattutto il più ampio possibile». Dal fronte del centrodestra, quello sboariniano, gli ha risposto Paolo Rossi di Verona Domani con il chiaro intento di creare ulteriore destabilizzazione politica: «Damiano Tommasi ormai è rimasto l’unico a considerare i politici Cinque Stelle una risorsa - afferma Rossi in una nota - e pur di averli nella sua squadra per meri scopi elettorali ha oscurato il simbolo del Movimento, condizione imposta da Carlo Calenda in cambio dell’appoggio alla coalizione più spaccata per visione amministrativa e politica che Verona ricordi». Senza nulla togliere alla legittimità dell'analisi di Paolo Rossi, pare che le spaccature a Verona siano abbastanza frequenti ambo i lati e a testimoniarlo basterebbe rammentare il lungo tira e molla che ha portato la Lega a sostenere infine, finally, la candidatura a sindaco di Federico Sboarina, ovvero quello stesso sindaco con il quale avevano governato la città negli ultimi cinque anni. Ad ogni modo, si sa bene che il potere è sempre un grande collante in questi casi e ciò vale per le coalizioni di centrodestra come per quelle di centrosinistra.

Ma torniamo ai turbamenti della oramai non più tanto giovane sinistra veronese: il secondo versante dove il terreno si fa infatti friabile non è ancora stato menzionato e, tuttavia, è forse quello più importante. Per comprenderlo bisogna chiaramente spostarsi al di là del primo turno, verso il ballottaggio. È qui che per Damiano Tommasi si verrebbero a creare non poche difficoltà, e come spesso accade a Verona a tornare in auge sarebbe l'intramontabile Flavio Tosi. Quest'ultimo si dice certo che sarà lui ad arrivarci, e nessuno può ovviamente smentire tale ipotesi. Dopotutto perché Tosi non dovrebbe riuscire a fare ciò che al tempo riuscì a Patrizia Bisinella, ovvero battere il candidato del centrosinistra al primo turno e sfidare Sboarina al ballottaggio?

Sta di fatto che i sondaggisti, sempre siano lodati, ad oggi ci dicono il contrario: insomma, da Londra a Canicattì, i bookmaker puntano tutto sulla sfida Sboarina-Tommasi al secondo turno. Se così fosse, che fine fa Tosi? Si torna, come in un circolo vizioso, alla domanda pressante di cui sopra. Poniamo che scelga di appoggiare Tommasi, che fa a quel punto Michele Bertucco? Questa diventa la domanda. Ma vien da chiedersi anche, che fanno i 5 Stelle? E pure qualche anima del Pd, tutto sommato, forse forse, proprio del tutto non gradirebbe quel che dall'altro versante, il centrodestra sboariniano, definiscono l'«inciucio» tra Tosi ed il centrosinistra. La risposta, eventuale, la lasciamo all'alchimista del centrocampo Damiano Tommasi. In conclusione, ci limitiamo a ravvisare con ineffabile obiettività che, dovunque si guardi, dei tre principali candidati sindaci, sia ancora una volta quello che i sondaggisti considerano il più debole a rischiare in ogni caso di risultare decisivo. Tosi non avrà forse una maggioranza di voti, ma la sua resta pur sempre una minoranza che, a Verona, conta eccome se conta. Piaccia o non piaccia.

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