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Serit, nomine in campagna elettorale. «Era meglio lasciare le scelte alla prossima amministrazione»

«Sboarina ha riconfermato Mariotti alla presidenza di Serit solo perché è esponente del suo partito», attacca Bertucco. E all'orizzonte ci sono anche le nomine in Veronafiere

Venerdì scorso, 6 maggio, l'assemblea dei soci ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Serit. Alla guida della società che gestisce il servizio di igiene urbana di oltre la metà dei comuni veronesi è stato confermato come presidente Massimo Mariotti. La sua vice sarà Laura Nascimbeni ed entrano nel cda anche Riccardo Maraia, Carlo Gambino e Mariangela Fogliardi.

Serit, dunque, ha cambiato leggermente il suo vertice lasciando però inalterata la punta. Ma lo ha fatto in un periodo politicamente teso. A Verona è in corso la campagna elettorale e Serit è diretta da Agsm-Aim, la quale a sua volta è controllata dal Comune di Verona. Le nomine passano dunque da Palazzo Barbieri e da Federico Sboarina, sindaco uscente che si ricandida per un secondo mandato. Ma allora non sarebbe stato meglio aspettare l'esito delle elezioni per poi procedere con le nuove nomine? A chiederlo sono le forze di opposizione del centrosinistra, le quali partecipano alla sfida elettorale unite dal candidato sindaco Damiano Tommasi.
«Il rinnovo delle cariche di Serit a scadenza di mandato hanno del sorprendente - hanno commentato dal Partito Democratico Elisa La Paglia, Federico Benini e Stefano Vallani - Tra il 2017 e il 2019 Sboarina ha impiegato anni e diverse decine di migliaia di euro di soldi pubblici per rimuovere il cda voluto dalla precedente amministrazione di Flavio Tosi, rivendicando il diritto di nominare vertici di proprio gradimento. E ora che fa? Prepara lo stesso identico tranello alla prossima amministrazione. Questo passaggio lascia sbigottiti anche perché Mariotti ha forse combinato più guai di qualunque altro presidente, ad esempio tentando di defenestrare il direttore generale Maurizio Alfeo per mettere al suo posto un uomo politicamente vicino al partito. Un passaggio costato altre decine di migliaia di euro ai veronesi e che in qualunque altra città sarebbe bastato per ottenerne le dimissioni. Invece a Verona personaggi simili vengono promossi anche perché, come ha stabilito il Tribunale del Lavoro, assunzioni e licenziamenti sembrano essere stabiliti nell’ambito di un tavolo politico. È solo sulla base di questi giochi di occupazione delle poltrone che Sboarina e la Lega hanno trovato la pace dopo anni di litigi. E lo vedremo presto anche con le nomine della fiera».
Infatti, se il riconfermato presidente di Serit Mariotti è un uomo di Fratelli d'Italia, partito del sindaco Sboarina, per il rinnovo delle cariche in Veronafiere potrebbe premiare il leghista Federico Bricolo. «Anziché astenersi dal compiere nomine a fine mandato, lasciando le scelte alla prossima amministrazione, il centrodestra veronese parla di correttezza e lealtà istituzionale ma intanto tiene una mano dietro alla schiena con la quale continua a muovere le sue pedine - è il commento di Michele Bertucco di In Comune per Verona - Nel merito, la gestione Mariotti non ha mai brillato per risultati, trasparenza e capacità ed ha totalmente fallito nel compito di prevenire o quanto meno gestire il movimento "secessionista" dei sindaci gardesani, che intendono rilevare le quote di Serit per spostare il focus dell’azienda. Visto poi che il servizio è destinato ad andare a gara, Mariotti non è nemmeno riuscito a garantire la continuità dell'occupazione per le centinaia di lavoratori e lavoratrici a servizio dell’azienda. Sulla base di questi bei risultati Sboarina lo ha riconfermato al suo posto solo perché è esponente del suo partito».

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