Ecoborgo di San Massimo, cambia il progetto ed aumenta l'area commerciale

La giunta regionale approva la variazione urbanistica della riqualificazione dell'ex seminario. Partito Democratico e Michele Bertucco contrari

La zona dell'Ecoborgo di San Massimo

Più superfici commerciali, meno di quelle residenziali e nuove superfici di tipo turistico ricettivo. Sono dei cambiamenti non da poco, quelli approvati dalla Regione Veneto per la riqualificazione dell'ex seminario in zona San Massimo. Una proposta inserita all'interno del più vasto progetto dell'Ecoborgo, che prevedeva inizialmente la realizzazione di case e negozi di vicinato nei pressi di nuovi spazi della Curia veronese, adibiti a molteplici funzioni: da centro pastorale fino ad una residenza sanitaria assistita. Ma la variante urbanistica approvata modifica il progetto, ampliando le aree su cui svolgere attività commerciale. Ed è soprattutto su questo punto che si concentrano le voci contrarie dei politici locali.

Che né è stato delle intenzioni originali del progetto dell'Ecoborgo di San Massimo? - si chiede Michele Bertucco, consigliere comunale di Sinistra e Verona in Comune, insieme all'urbanista Giuseppe Campagnari - La riqualificazione ruota attorno alla metratura di commerciale che la Curia, rinunciato all'idea di creare negozi di vicinato e botteghe artigiane, chiede di concentrare nelle forme previste dalla nuova legge regionale sul commercio, dunque: centro commerciale, parco commerciale, outlet. A ciò si aggiunge la previsione del solito hotel, come non ce ne fossero in programma già troppi, tutti concentrati sulla statale 11. A questo schema la giunta regionale ha dato il via libera, lavandosene le mani del futuro dell'area e della città circostante. Ed è fintamente ingenuo il comportamento del Comune, che se ne sta alla finestra incapace di far valere le esigenze del territorio e del quartiere di San Massimo, limitandosi a sperare che non salti fuori l’ennesimo centro commerciale. Eppure gli argomenti per ridurre l'impatto dell'intervento non mancano: dall'assenza di una viabilità adeguata, all'inutilità socio-economica delle nuove funzioni previste. Di hotel, parchi o centri commerciali ce ne sono o ne sono previsti già troppi. Senza contare che i 21mila metri quadri di commerciale autorizzati dalla Regione Veneto sono più del doppio del fabbisogno calcolato in sede di dimensionamento del progetto. Siamo di fronte all'ennesimo caso di sfruttamento del territorio operato senza pensare alle reali esigenze della città e alle conseguenze sulla vivibilità urbana.

Il Partito Democratico già era contrario al progetto iniziale e ancora di più lo è dopo la variante approvata dalla Regione. «San Massimo è già uno dei quartieri più presi di mira dall'urbanistica irrazionale di questa amministrazione, la quale, anziché cercare di far pesare la sua influenza sulle scelte della proprietà dell'area dell'ex seminario e della Regione, se ne sta passiva e in silenzio - scrivono i consiglieri PD in terza circoscrizioni e il consigliere comunale Federico Benini - Il rischio concreto è che il nuovo piano prospettato per l’ex seminario finisca per ingolfare via Lugagnano, che è una delle principali porte di ingresso e di uscita della città».

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