Caso Berizzi, Fnsi: «Chiunque può criticarlo, ma non lo si delegittimi»

Non si placano le critiche per il tweet infelice del giornalista di Repubblica dopo il nubifragio di Verona ed alcune possono essere anche legittime. Ma il sindacato dei giornalisti è chiaro: «La scorta non è un privilegio»

Paolo Berizzi (Foto Facebook)

Non si fermano le critiche per l'infelice messaggio di Paolo Berizzi condiviso sui suoi canali social lunedì mattina, ovvero la mattina seguente al nubifragio di Verona. Il giornalista aveva parlato di karma per quei veronesi razzisti e nazifascisti colpiti dalla calamità naturale. Parole che suonavano un po' come il vecchio proverbio: «Chi semina vento, raccoglie tempesta». Solo che, in questo caso, la tempesta è stata vera e, come tutti gli eventi atmosferici, ha colpito tutti, indistintamente, e non solo quelli che per Berizzi sono seminatori di odio.

Per quelle parole, Berizzi si è scusato, ma pare che le scuse non siano bastate per l'amministrazione veronese che ha approvato un provvedimento duro in giunta. «Presenterò un esposto al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti di Milano perché non è così che si esercita la professione, e manderò una richiesta di verifica al Ministero degli interni - ha dichiarato il sindaco di Verona Federico Sboarina - Se è vero che il giornalista in questione è dotato di scorta, credo sia necessaria una riflessione su come vengono spesi i soldi pubblici, che non possono essere usati per tutelare l'incolumità di una persona che è prima di tutto un provocatore. Dal giornale per cui lavora, infine, mi aspetto una presa di distanze e delle scuse alla citta».

E sull'immagine del Berizzi provocatore ha marciato anche la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, con questo tweet: «Vuoi vedere che Berizzi è un genio e non un esaltato odiatore? Schema Berizzi: 1. Insulti una intera città colpita da una calamità 2. Qualcuno ti manda due improperi 3. Piagnucoli che dei cattivoni ce l’hanno con te 4. Ti tieni la scorta perché sei in pericolo. Un genio vero».

Anche l'eurodeputato veronese Paolo Borchia ha scritto a Maurizio Molinari, direttore di Repubblica (il giornale per cui lavora Paolo Berizzi): «Serve un intervento forte, le frasi di Berizzi sono miserabili e denotano assenza di qualsiasi statura morale - ha dichiarato Borchia - E i tentativi di rettifica di Berizzi difettano di credibilità e sono patetici».

Una presa di posizione critica l'ha presa anche il consigliere comunale tosiano Alberto Bozza. «È inaccettabile strumentalizzare le disgrazie che capitano ai veronesi per attaccare chi Berizzi considera "odiatori di professione", seminando parole che trasudano rancore - ritiene Bozza - Le sventure non devono mai essere usate a fini politici».

Ed anche Assostampa Verona ha chiesto l'intervento del Consiglio di disciplina della Lombardia di intervenire, condannando le parole di Berizzi. «Offendono una collettività che da anni dimostra di essere generosa, altruista, ricca di associazioni di volontariato e accogliente - si legge nel comunicato di Assostampa - È doloroso prendere posizione nei confronti di un collega, ma a tutela del rispetto della professionalità di tanti giornalisti che ogni giorno lavorano con onestà intellettuale per raccontare la città, siamo costretti a chiedere al Consiglio di disciplina di intervenire».

E mentre alcune critiche possono essere anche legittime, altre possono sembrare eccessive. E di fronte a questi eccessi, Berizzi si difende in parte da solo ed in parte sono altri a difenderlo. Al tweet di Giorgia Meloni, Berizzi ha replicato: «Vivere sotto scorta non è una scelta. Le scorte non sono chieste dai cronisti ma dalle Autorità sulla base del rischio riscontrato. Lei è una politica, è stata anche ministro, dovrebbe saperlo. Nessuno piagnucola. La lascio strumentalizzare da sola».
Anche la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato dei giornalisti, è intervenuto con il suo segretario Raffaele Lorusso e con il presidente Giuseppe Giulietti: «Chiunque ha il diritto di criticare Paolo Berizzi per un tweet del quale si è anche scusato. Altra cosa sono le minacce e le ingiurie che, in queste ore, gli stanno arrivando anche da politici che hanno sempre taciuto di fronte alle ripetute aggressioni condotte da gruppi nazifascisti e che hanno indotto le autorità competenti a metterlo sotto scorta. Chi cerca di delegittimarlo, dando ad intendere che la scorta è un privilegio e non una forma di protezione, è un irresponsabile. Siamo certi che le autorità competenti vorranno intensificare la vigilanza e intervenire contro ogni forma di minaccia nei confronti dei cronisti, individuandone gli autori e i mandanti».
Infine, una difesa che potrebbe sembrare insolita (ma in fin dei conti non lo è) è arrivata anche da Vittorio Feltri, su Libero: «Io non condivido le parole di Berizzi, tuttavia questo non mi dà la licenza di chiedere che egli sia addirittura buttato fuori dall'Ordine. Al massimo, il mio amico Paolo merita un vaff***lo in puro stile Grillo, mentre invocare punizioni esemplari nei suoi confronti è una operazione di sapore appunto fascista».



 

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