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Giuseppe Conte - foto Facebook

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Conte al Quirinale per dimettersi: diario di bordo di un'Italia in balia della mareggiata

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta...»

Come si apprende da una nota ufficiale di palazzo Chigi, «è in corso la riunione del Consiglio dei ministri nel corso della quale il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, comunicherà ai ministri la volontà di recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. A seguire, il presidente Conte si recherà dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella». Dopo la crisi sanitaria, quella economica perdurante, quella sociale strisciante, da oggi può dirsi ufficialmente aperta anche quella politica nel nostro Paese. Sì, perché dopo le machiavelliche peripezie renziane il vero passo per l'apertura di una crisi in piena regola erano appunto le dimissioni di Conte. Ora il boccino passerà nelle mani del capo dello Stato, quel Sergio Mattarella che nel suo discorso di fine anno aveva a tutti ricordato di essere anche alla fine del suo settennato, quasi una "preghiera" implicita rivolta ai partiti: siate bravi e lasciatemi in pace almeno questa volta.

E invece no, eccoci di nuovo appesi all'intelligenza politica ed alla sensibilità costituzionale del presidente Sergio Mattarella, alle quali ancora una volta è necessario ricorrere affinché si sbrogli una matassa tra le più complicate e controverse che il nostro Paese abbia mai conosciuto. La crisi politica più pazza del mondo, in un'epoca malsana, dove le fragilità economiche e sociali vanno a nozze con la debolezza delle istituzioni, mai come oggi messe in crisi dall'eccezionalità di una situazione pandemica che, proprio nel suo drammaticamente ordinario perdurare ormai da un anno, rischia di calcificarsi nei gangli stessi della nostra Repubblica, rendendola più vulnerabile che mai. Tutti aspetti "secondari", certo, a fronte dell'urgenza di aver nuovamente un organo esecutivo che regga il timone della nave durante la tempesta, ma è bene sempre tenerli presenti.

Quali dunque oggi le ipotesi per il futuro? Dopo aver "preso atto" delle dimissioni di Giuseppe Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non potrà che avviare il canonico giro di consultazioni tra i partiti che compongono l'attuale parlamento. Sonderà umori, ma soprattutto strategie. Chi siete, che cosa volete? Domande alle quali bisognerà che i "capi" dei partiti diano risposte già al primo giro, poiché è assai difficile si possa ripetere il lungo tira e molla cui si assistette nell'occasione tanto della formazione dell'attuale governo dimissionario, quanto del governo "Conte primo" tra Lega e M5S. L'Italia e gli italiani hanno fretta, il presidente della Repubblica, uomo paziente e calmo ma dotato di intransigenza istituzionale, non pare intenzionato a concedere troppo tempo. 

Quali dunque oggi gli scenari possibili? Ciò in cui spera Conte e con lui le segreterie di M5S, Pd e Leu (il che non significa tutti i loro appartenenti!) è un nuovo reincarico allo stesso premier uscente. In sostanza, dopo le consultazioni, Mattarella potrebbe affidare nuovamente a Giuseppe Conte l'incarico di formare un nuovo governo raccogliendo un numero sufficiente di parlamentari, si legga senatori, in grado di sostenerlo. Il problema è che ad oggi questi parlamentari, si legga sempre senatori, in verità vi dico: non ci sono. Quale il senso dunque di un reincarico? Ipotesi fragile e sdrucciolevole, ma si sa, formare un governo significa anche piazzare nuove poltrone, tutte. Chissà che qualcuno non possa cambiare idea nel frattempo. Due le strade: la prima è che la famosa "pattuglia" dei responsabili-costruttori esca infine allo scoperto rivelando la sua consistenza e, possibilmente, formando un gruppo proprio al Senato. A quel punto se vi fossero i numeri potrebbe nascere il paventato "Conte ter" con una maggioranza nuova: M5S, Pd, Leu ed i responsabili-costruttori. 

Ma Renzi che fine fa? Oggi, supponiamo, Renzi gongola. Poiché il non detto del detto renziano è sempre stato solo e soltanto uno: Conte dimettiti. Oggi Renzi vince il primo tempo della sua funambolica partita a scacchi. Vi è però il secondo tempo: difficile che Renzi abbia fatto quel che ha fatto per ritrovarsi poi coinvolto nuovamente in un governo a guida Conte, ecco perché nell'ipotesi precedente, Italia Viva è assai difficile (per quanto non impossibile) partecipi. Certo, l'eventuale premier uscente-reincaricato Giuseppe Conte potrebbe a quel punto dargliele tutte vinte al Matteo di Rignano: non solo recovery plan, ma anche riforma della giustizia e, soprattutto, il famigerato "Mes". Basterebbe tutto questo per far tornare Italia Viva a sedere sugli scranni di un ipotetico governo "Conte ter"? Chissà. Altra ipotesi è che però il machiavellico Renzi abbia ancora un coniglietto bianco da pescare nel suo cappello: finora Conte è stato indicato quale sensale, uomo capace di federare le anime diverse dei partiti, prima M5S e Lega poi M5S e Pd, oggi però la sua figura potrebbe essere non più necessaria. Esiste un'altra personalità più o meno politica, più o meno tecnica, in grado di tenere insieme M5S-Pd-Leu e, in aggiunta, anche Italia Viva? Se Renzi conosce questo nome, è assai probabile lo tiri fuori, con buona pace di Conte, ed a quel punto il Matteo di Rignano avrebbe vinto anche il secondo tempo della partita a scacchi.

E il centrodestra che fa? Guarda, osserva, critica. La posizione ideale, tirando bordate a destra e a manca (soprattutto a manca), pur senza avere i numeri per proporre un'effettiva alternativa di governo. Ecco allora il rischio sfilacciamento, soprattutto tra le fila di Forza Italia dove, già nei concitati passaggi parlamentari sul voto di fiducia, qualche defezione di rilievo si è manifestata. Nella pattuglia dei responsabili-costruttori ci saranno eventualmente transfughi di Forza Italia? Possibile. La Lega vuole il voto, a parole, Fratelli d'Italia anche, forse pure nei fatti. E sia, si vada alle urne il prima possibile, così dopo il Conte dimezzato si avrà pure, con buona pace di tanti parlamentari attuali, un parlamento dimezzato nei numeri. Difficile rinunciare ad uno status che potrebbe non ritornare più, ecco perché quella del voto a giugno appare un'ipotesi non impossibile, ma ad oggi comuque peregrina. Anche se fosse, significherebbe mesi di campagna elettorale cruenta, immobilismo politico e, nel mezzo, una pandemia sanitaria, economica e sociale da gestire. Bruscolini, insomma.

Che ne è della salvezza nazionale? L'ipotesi esiste ed è non meno concreta di altre. L'Italia potrebbe venirne fuori con un governo di "salvezza nazionale", guidato da Conte? Forse, ma forse non è necessario. Più che l'ipotesi di un governo "tecnico" in stile Monti, potrebbe allora essere che Mattarella si convinca ad affidare l'incarico ad una figura anche esterna al parlamento ma capace di trovare ampio consenso trasversale nei partiti e dare vita ad un cosiddetto "governo di scopo", eventualmente composto anche da ministri "politici". Quale scopo? Quello di portare il Paese a fine legislatura senza ulteriori danni. Il tema però è che in questa fase si dovranno prendere delle decisioni che avranno incidenza sulla storia dei prossimi 50 anni dell'Italia, con un mare di risorse provenienti dall'Europa da gestire per ricostruire l'Italia post-pandemica. Giusto che sia un "governo di scopo", per quanto appoggiato dai partiti, a progettare questo futuro di lunga gittata? Costituzionalmente ineccepibile, ma si comprendono anche alcune remore al riguardo. E poi ovviamente manca ad oggi il nome del nuovo possibile federatore alternativo a Conte. Basta quello di Cottarelli? Draghi davvero accetterebbe? Ipotesi che il presidente Mattarella potrebbe già star valutando, ma tranquilli la mareggiata italica è solo all'inizio, ne vedremo delle belle.

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