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Secondo il senatore Pd D'Arienzo in Veneto non si stanno facendo abbastanza tamponi

L'esponente veronese del Pd Vincenzo D'Arienzo spiega anche che se non cambiano le cose e, malauguratamente, dovesse esserci una nuova diffusione del contagio, «siamo fritti»

Il senatore del Pd Vincenzo D'Arienzo

La strategia della Regione Veneto nella gestione dell'emergenza coronavirus, in particolare durante la fase più critica, è stata spesso celebrata da più fronti e non solo in Italia. Uno dei meriti che spesso è stato attribuito al Veneto, a differenza anche di molte altre regioni italiane, è stato quello di aver fatto un uso massiccio dello strumento del tampone per rilevare la presenza del virus Sars-CoV-2 nella popolazione. In una nota che va decisamente in controcorrente rispetto a queste valutazioni, il senatore veronese del Partito Democratico ha avanzato una sua lettura dei rischi connessi alla "Fase 2" che avrà inizio in modo concreto dal 18 maggio: «Da lunedì si riapre tutto, ma il Veneto non effettua un numero sufficiente di tamponi. - dichiara il senatore del Partito democratico Vincenzo D’Arienzo - Ci sono rischi per la "Fase 2"? Secondo gli esperti, sì. Sui 2,5 milioni di tamponi effettuati in Italia, circa un terzo sono di controllo su soggetti già testati (personale sanitario e contagiati) e due/terzi di diagnosi. Troppo poco ed in Veneto il problema è evidente».

Lo stesso esponente veronese del Pd quindi spiega: «Per gli analisti sarebbe utile fissare invece uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Un dato al quale nessuna Regione è finora arrivata. Il fatto è che nella "Fase 2" i tamponi sono l’unico monitoraggio vero per studiare l’andamento dell’epidemia ed è, quindi, più che necessario che l’attività diagnostica proceda sempre più capillarmente. Il Veneto - prosegue l'esponente Pd Vincenzo D'Arienzo - effettua in media circa 170 tamponi al giorno per 100mila abitanti, dato molto lontano dall'ottimale. Ma, soprattutto, di questi, il 42% sono effettuati su soggetti già testati in passato (personale sanitario, contagiati). Pertanto, i veri tamponi diagnostici sono il restante 58% di quelli effettuati».

Sempre secondo la teoria esposta in una nota da parte del senatore D'Arienzo, «questo è un dato che rivela quanto sia sbagliata la propaganda di Zaia che fa credere che il "tamponamento" massivo in Veneto stia favorendo il contenimento del contagio. Anzi, - conclude l'esponente Pd Vincenzo D’Arienzo - emerge con chiarezza che il numero dei tamponi giornalieri per 100.000 abitanti non solo è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di monitoraggio necessaria nella "Fase 2", ma addirittura lo è ancora meno la parte diagnostica. Questo significa che se, malauguratamente, per un certo periodo, ovvero all'inizio della riapertura che avverrà da lunedì, l’eventuale diffusione del contagio non venisse subito rilevata a causa dell’insufficienza dei tamponi da fare, siamo fritti».

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