Medici di base e tamponi. «Servono strutture alternative agli ambulatori»

Ne è convinto Filippo Grigolini di Famiglia è Futuro che chiede al Comune di Verona di trovarle. E +Europa denuncia: «Ai medici non sono stati dati presidi di protezione»

(Foto di repertorio)

«Il tracciamento dei contatti è in difficoltà», lo ha dichiarato oggi, 4 novembre, il presidente del Veneto Luca Zaia, auspicando miglioramenti grazie alla collaborazione dei medici di base nell'esecuzione dei tamponi ed anticipando un'apertura nei confronti anche dei medici veterinari, ai quali potrebbe essere chiesto lo stesso sacrificio: sostenere il sistema di testing che permette di individuare i positivi al coronavirus per poterli isolare tempestivamente.

Eppure non si spengono le polemiche che ruotano attorno alla collaborazione dei medici di medicina generale nella fase di ricerca dei contagiati dal virus. Da una parte c'è chi è a favore di questa collaborazione, ma critica la Regione perché «sul fronte del tracciamento il Veneto è molto indietro e dove le richieste sono alte, come a Verona, il sistema è andato fuori controllo», ha dichiarato il deputato veronese del Partito Democratico Diego Zardini. «Occorre usare ogni mezzo per fare tutti i tamponi necessari, in tempi congrui a contenere il diffondersi del contagio - ha aggiunto il parlamentare - Vanno potenziati immediatamente i centralini. Non possiamo bloccare migliaia di persone per l'inefficienza dell'azienda sanitaria e della Regione. Come ormai tutti sanno, le risorse sono disponibili, oltre alle centinaia di milioni già erogati, e ne arriveranno presto altre. Se la Regione non è in grado di utilizzarle chieda aiuto».
Dall'altra c'è chi lamenta il fatto che viene chiesto ai medici di medicina generale di fare i tamponi senza garantir loro le necessarie protezioni. I due portavoce di +Europa Veneto, Anna Lisa Nalin e Corrado Cortese, ed il coordinatore di +Europa Verona Giorgio Pasetto hanno dichiarato che: «Ai medici di base non sono stati dati presidi di protezione e non è stato assicurato alcun aiuto adeguato per le necessità logistiche e organizzative dei loro ambulatori. Dovranno dotarsi di locali adeguati, sanificarli, mettere in sicurezza i loro normali assistiti, avere personale infermieristico e poi si occuperanno di tracciare e mappare i contagi. Si dovrà anche considerare la formula dei tamponi in modalità drive-in in spazi esterni agli ambulatori». E sul fatto che manchi la sicurezza per i dottori è d'accordo anche Filippo Grigolini di Famiglia è Futuro. «Cosa accadrà nel momento in cui un medico, che esegue un tampone nel suo ambulatorio, certificherà la positività del paziente, per quanto asintomatico? - chiede Grigolini - Con le attuali regole stringenti, a causa della dislocazione degli stessi ambulatori in contesto cittadino, all'interno di grandi realtà condominiali, sarà costretto a bloccare tutta la struttura per la conseguente necessità di sanificare gli ambienti, condominio compreso. Servono strutture alternative, isolate dai grandi contesti abitativi: per questo indichiamo, come possibile soluzione, che il Comune di Verona renda disponibili, subito, tutte le sale civiche e le attrezzi in modo opportuno».

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