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Luciano Flor (Fermo immagine del video di Report - Rai 3)

Luciano Flor (Fermo immagine del video di Report - Rai 3)

Covid in Veneto, barricate in consiglio regionale dopo l'inchiesta di Report

Seduta bloccata dall'opposizione che ha ottenuto la presenza di Zaia durante la prossima seduta. I consiglieri vogliono risposte ai dubbi emersi dopo la messa in onda sul programma di Rai 3 di un servizio sulla gestione veneta della seconda ondata di coronavirus

Lunedì scorso, 26 aprile, è stato il giorno in cui il Veneto è tornato in zona gialla, ma è stato anche il giorno de «Il giallo Veneto», il servizio giornalistico di Danilo Procaccianti andato in onda nel programma televisivo di Rai 3 Report. L'inchiesta si è occupata della cosiddetta «seconda ondata» e cioè l'aumento di contagi e ricoveri legati al coronavirus avvenuto nel territorio veneto durante lo scorso autunno. Sperando che lo resti, la seconda ondata è stata la più critica per la sanità veneta e il sospetto è che le responsabilità per alcune di queste criticità si possano attribuire a chi amministra la Regione. Ci sono infatti dei dubbi sul fatto che il Veneto, nonostante la forte pressione ospedaliera, sia rimasto per settimane in zona gialla e quindi con il più blando regime di limitazioni per i cittadini. E l'altro "giallo", invece, è quello sullo studio del professor Andrea Crisanti sull'efficacia dei tamponi rapidi.

TRASCRIZIONE DE «IL GIALLO VENETO» ANDATO IN ONDA SU REPORT

A Report ha replicato ieri il direttore generale della sanità Luciano Flor. Ma ieri era giorno di consiglio regionale e la seduta è iniziata con un forte contestazione dei consiglieri di minoranza, i quali chiedevano la presenza in aula del presidente della Regione Veneto Luca Zaia. I consiglieri volevano che Zaia fornisse spiegazioni su quanto messo in luce nell'inchiesta andata in onda su Rai 3 la sera precedente. E la calma è ritornata solo quando il vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco ha assicurato che Zaia sarebbe stato presente durante la prossima riunione dell'assemblea legislativa.
«Report ha messo sul tavolo una serie di anomalie che nei mesi scorsi abbiamo puntualmente e pubblicamente messo in rilievo, dal sistema di tracciamento saltato al numero reale di posti letto nelle terapie intensive - hanno commentato i consiglieri regionali di opposizione - Dall'inchiesta emergerebbe poi l'anomalia di un altro sistema, quello informatico, che ha portato a dichiarare di default, a monte di reali verifiche, l'esistenza di una percentuale spropositata di asintomatici pari al 95%, quando la media nazionale era del 60%. Il quadro che viene fuori è inquietante e il numero spaventoso di decessi, sommato all’emergere di vecchi e nuovi punti interrogativi, esige ora, a maggior ragione, che vengano appurate e attribuite precise responsabilità su quanto è accaduto».

Non siede in consiglio regionale, ma si unisce alle critiche a Zaia anche +Europa. Il portavoce in Veneto Corrado Cortese ha dichiarato: «Luca Zaia ha sempre basato la sua proposta politica e la sua campagna elettorale sulla richiesta di autonomia, ma quando ha la possibilità di usarla, assumendosene la responsabilità, la rifiuta. Si chiama autonomia di comodo, ed è una presa in giro per i veneti. Report ha squarciato il velo di propaganda di Zaia ed ha portato a galla i drammatici risultati della gestione della pandemia da parte della Regione. Risultati che sono stati pagati dai veneti».

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