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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Consiglio comunale approva vendita del 24% delle quote di Veronamercato

Il Comune continuerà comunque ad avere più della metà delle azioni

Nell'ultima seduta del consiglio comunale di Verona è arrivato il via libera alla vendita di una quota, pari al 24%, delle azioni detenute dal Comune della società controllata Veronamercato. La delibera è stata approvata con 24 voti favorevoli e 6 contrari.
Complessivamente, ad oggi, il Comune è titolare di una quota pari al del 75,16% del pacchetto azionario della società. Il Comune di Verona, quindi, detiene il controllo diretto della società avendo 50.909.225 azioni ordinarie, per un valore nominale di 25.963.705 euro. Gli altri soci sono: la Camera di Commercio di Verona con l'8,37% e alcuni soci privati per il restante 16,47% (tra cui detengono più dell’1%: il Banco BPM S.p.A. con il 3,64%, Fondazione Cariverona con il 3,64%, C.I.GR.A. con il 2,66%, Coop. Facchini Multiservizi con il 2,60% e Intesa Sanpaolo S.p.A. con l'1,04%).
«Con l'approvazione del documento - ha dichiarato l'assessore alle aziende e agli enti partecipati Stefano Bianchini - è confermato da parte del consiglio il via libera all’alienazione, mediante asta pubblica, di parte del pacchetto azionario, pari alla quota del 24% del capitale sociale, che equivale a 16.255.792 azioni ordinarie».
Le minoranze che hanno votato contro avevano già sollevato critiche, confermate in aula dal consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco: «Strano che si giunga oggi e con una certa celerità ad un'azione di vendita di questo tipo, che porta cessione di parte delle quote di Veronamercato, una realtà di pregio della città. Il tutto senza alcuna spiegazione che motivi la strategia che sta alla base di questa scelta e, in particolare, perché l'amministrazione voglia effettuare questo piano di razionalizzazione a pochi mesi dalle elezioni».

Il consiglio comunale ha poi approvato con 20 voti favorevoli, uno contrario (il consigliere di Battiti per Verona Domani Rosario Russo) e 6 astenuti, il Piano di Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (Paesc). Il documento è stato illustrato dall'assessore all'ambiente Ilaria Segala: «Il tema dell'abbattimento delle emissioni e le strategie per raggiungerlo sono cruciali nella lotta ai cambiamenti climatici e ai gas serra. Il piano consiste in un documento programmatico, nel quale sono definiti i tempi e gli strumenti di cui è necessario avvalersi per raggiungere l’obiettivo minimo di abbattimento del 40%, entro il 2030, delle emissioni di anidride carbonica all’interno del territorio comunale. Il piano indica anche le modalità che permettono di rafforzare la capacità di mitigazione delle emissioni, gli strumenti per far fronte ai cambiamenti climatici e per garantire ai cittadini l’accesso all’energia pulita, sostenibile e alla portata di tutti».
Il piano si articola in più elaborati, riguardanti l’inquadramento (demografico, ambientale, territoriale, ecc.), l’analisi climatica riferita al territorio comunale, l’analisi del sistema energetico comunale, l’Inventario base delle emissioni (Ibe) di gas climalteranti, la valutazione delle vulnerabilità e del rischio di cambiamento climatico, la strategia (obiettivi e azioni) di mitigazione e di adattamento. Il Paesc costituisce quadro di riferimento nei confronti di altri piani o programmi, sia per avviare un processo d’integrazione degli altri strumenti comunali, secondo una visione intersettoriale, in modo da gestire al meglio i nuovi scenari determinati dal cambiamento climatico, sia per orientare i progetti in modo da garantire requisiti mitigativi e adattivi.

Approvata infine all'unanimità (27 favorevoli) l'adozione della "Variante Verde" al Piano degli Interventi, per la riclassificazione di aree edificabili, in aree prive di capacità edificatoria. Il documento, illustrato dall'assessore Segala, è in linea con gli obiettivi di contenimento di consumo di suolo e di inversione del processo di urbanizzazione del territorio. Il provvedimento consente infatti ai proprietari di terreni dichiarati edificabili dal vecchio piano regolatore di richiederne la riclassificazione, affinché siano privati della potenzialità edificatoria. Una scelta per andare incontro ai proprietari di aree edificabili, soggette quindi al pagamento delle imposte locali sugli immobili, che risultano improduttive da anni e neppure più commerciabili.

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