Consiglio comunale di 40 minuti e nulla di fatto, salta numero legale: «Imbarazzante»

Aspre polemiche dopo la seduta a vuoto di giovedì sera. La maggioranza fa saltare il numero legale. Pd all'attacco: «Sindaco assente con giustificazione generica, i consiglieri-parlamentari Maschio e Comencini perché impegnati a Roma. L'amministrazione è ferma»

Consiglio comunale di Verona - 22 novembre 2018

Nulla di fatto nel Consiglio comunale di ieri sera, giovedì 22 novembre (qui il video integrale). L'assemblea cittadina era iniziata con la trattazione degli oltre 200 ordini del giorno della minoranza collegati alla delibera per la destinazione dell’avanzo 2017, già approvata lo scorso 5 novembre. Il Consiglio si è però chiuso dopo soli 40 minuti, per la mancata presenza in aula dei consiglieri di maggioranza.

Secondo quanto riportato da una nota ufficiale di Palazzo Barbieri, l'episodio sarebbe avvenuto dopo che a pochi minuti dall’inizio della seduta, la minoranza avrebbe chiesto la verifica del numero legale dei consiglieri regolarmente presenti in aula. A questo punto il capogruppo di Forza Italia Andrea Velardi avrebbe sottolineato con una dichiarazione «l’impegno della maggioranza nel mantenere aperti i lavori dell’aula, per consentire fra i punti in programma, la votazione degli ordini del giorno della minoranza». Poco dopo, tuttavia, questa volta su sollecitazione di un componente della maggioranza, nella fattispecie il capogruppo di Battiti per Verona (la lista del sindaco) Daniele Perbellini, è stata effettuata una nuova verifica del numero legale. Non avendo preso parte alla conta tutti i componenti della maggioranza, il numero legale per proseguire i lavori è venuto meno e il Consiglio comunale si è così chiuso con un nulla di fatto alle ore 19.40.

A stretto giro sono pervenuti l'indomani i commenti piccati da parte delle opposizioni. In particolare i consiglieri del Partito democratico Benini e La Paglia hanno definito «impotente e imbarazzante» la maggioranza guidata dal sindaco Federico Sboarina, ritenuto quest'ultimo da parte dei Dem «incapace di mandare in aula una proposta di delibera che non sia solo ideologica, ma di qualche utilità alla città e che ora si rivela pure incapace di seguire fino alla fine una seduta del Consiglio».

Nella riscostruzione dei fatti fornita dai consiglieri democratici, durante la seduta di ieri il primo cittadino scaligero sarebbe risultato «assente con giustificazione generica», mentre «i due consiglieri-parlamentari Maschio e Comencini» sarebbero stati «assenti perché impegnati a Roma». In tal modo, hanno spiegato Benini e La Paglia, la «tenuta del numero legale era stata consegnata alla bontà dei due consiglieri di Verona Domani, notoriamente più fuori che dentro la maggioranza». Come noto, la seduta si è ben presto interrotta proprio per l'assenza del numero legale, venuto meno a detta dei consiglieri Pd in quanto «due leghisti se ne sono dovuti andare».

Sulla falsariga anche il giudizio del capogruppo di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco, secondo il quale nella serata di ieri si è «constatato che ci sono ormai troppi fattori che rendono questa amministrazione inabile a governare la città: la mancanza di iniziative e di una visione condivisa, i doppi incarichi di Ciro Maschio e Vito Comencini che di fatto privano la maggioranza di due voti, le spaccature all’interno della Lega e quelle tra Battiti e Verona Domani». Una situazione che secondo Bertucco dura ormai da troppo tempo, tanto da fargli dichiarare che «da settembre ad oggi, il Consiglio comunale avrebbe pure potuto chiudere se non fosse stato per le iniziative delle minoranze». Una polemica ripresa dagli stessi Benini e La Paglia del Pd, i quali hanno voluto indirizzare al sindaco Sboarina un appello ben preciso: «Quanto tempo conta di tenere l’amministrazione comunale in questo pantano? Non sarebbe meglio che considerasse la possibilità di dimettersi o in alternativa far dimettere i consiglieri-parlamentari attaccati con la colla a due sedie?». 

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