Citrobacter, Bigon: «La Regione deve fare di più per la prevenzione»

La consigliera regionale del PD ha commentato la relazione che il Ministero della salute ha prodotto sulla vicenda dell'ospedale della donna e del bambino. Una relazione che per il presidente Zaia non ha rivelato nulla di nuovo

(Foto di repertorio)

«Questa è una partita che è tutta in mano alla Procura, a cui noi abbiamo sempre fornito tutte le documentazioni». Ieri, 16 novembre, il presidente del Veneto Luca Zaia ha risposto così a chi chiedeva provvedimenti nei confronti dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (Aoui), alla luce della relazione presentata dagli ispettori del Ministero della salute sul caso citrobacter. Zaia non ha criticato il lavoro svolto a livello ministeriale, ma ha dichiarato che quella relazione non ha svelato nulla di nuovo rispetto al documento redatto dalla commissione ispettiva da lui nominata per far luce sui ripetuti casi di infezione avvenuti nell'ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento. Ospedale in cui si era annidato il batterio citrobacter, che ha provocato la morte di quattro neonati, mentre altri hanno riportato lesioni permanenti.

«Non credo sia opportuna una gara su chi ha stilato la relazione migliore, ma semmai capire come evitare casi analoghi a quello di Borgo Trento», ha replicato la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, la quale ha evidenziato i passaggi chiari del documento prodotto dal Ministero: «La relazione evidenzia carenze dei vertici aziendali, sia dal punto di vista della governance che della comunicazione interna. Il direttore generale sapeva già da dicembre 2019 che si era verificato almeno un caso, ma non ha fatto niente, anzi ha ripetuto più volte di esserne venuto a conoscenza solo a maggio, istituendo a giugno una commissione esterna. È poi incredibile che il comitato infezioni ospedaliere si sia riunito quattro volte nel 2018 e altrettante nel 2019 senza mai affrontare il tema del citrobacter».
Per evitare che altri casi simili si ripetano negli ospedali veneti «è necessario fare molto di più sul fronte della prevenzione», secondo Bigon, la quale chiede giustizia per i genitori coinvolti in questa vicenda. «Bisogna condannare coloro che hanno sbagliato ed omesso il controllo e va ricreato subito, per tutte le future mamme, un servizio di vera eccellenza - ha aggiunto la consigliera regionale PD - Le infezioni correlate all'assistenza, che colpiscono tra il 5 e l’8% dei pazienti ricoverati, si possono ridurre, a condizione che ci siano adeguate linee guida sulle misure di prevenzione e protezione e che vengano rigorosamente seguite. Penso sia indispensabile promuovere uno studio di prevalenza regionale e attivare un finanziamento ad hoc nel bilancio per le procedure di contrasto alle infezioni. Ma non solo, va creata una vera e propria rete regionale di sorveglianza, con corsi, seminari ed eventi formativi, organizzando capillarmente per ogni Ulss un cronoprogramma dettagliato e coinvolgendo tutto il personale sanitario. Devono poi essere migliorati i controlli, valorizzando all’interno di ogni struttura complessa una figura professionale specifica e istituendo anche un registro regionale delle infezioni correlate all’assistenza».

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