Citrobacter, Zaia: «Relazione in Procura». La Paglia: «Sospendere i vertici dell'ospedale»

Il presidente regionale conferma di aver ricevuto il resoconto del lavoro svolto dai professionisti incaricati di far luce sulla vicenda del batterio killer all'ospedale della donna e del bambino di Verona

Immagine di repertorio - Un'incubatrice nel reparto maternità dell'ospedale della Donna e del Bambino di Verona

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha confermato ad Ansa di aver ricevuto la relazione della commissione ispettiva regionale istituita per far luce sul cosiddetto «caso citrobacter» dell'ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento, a Verona. Dal 2018, in quella struttura, si è annidato annidato un batterio, il citrobacter appunto, che avrebbe infettato quasi 100 neonati, causando lesioni ad alcuni di loro e procurando la morte di 4 bimbi. E per permettere la totale bonifica degli ambienti, il punto nascita di Borgo Trento è stato chiuso il 12 giugno scorso ed è stato riaperto oggi, 1 settembre.

Secondo alcune anticipazioni della relazione, il citrobacter avrebbe colonizzato insieme ad altri batteri un rubinetto usato dagli operatori della terapia intensiva neonatale dell'ospedale. Anticipazioni che al momento non sono state confermate da Zaia, il quale ha ordinato che la relazione venisse spedita anche alla Procura della Repubblica di Verona, la quale sta indagando sul caso ed è alla ricerca dei responsabili di questa tragica vicenda. 

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Una vicenda su cui si è innestata anche una polemica politica, resa ancor più aspra dalla campagna elettorale per le elezioni regionali. La candidata consigliere del Partito Democratico Anna Maria Bigon ha chiesto di vedere la relazione della commissione. «Sono passati quasi due anni dal primo caso di infezione - ha detto Bigon -. Perché non è stata fatta allora una bonifica complessiva di tutti gli ambienti, intervenendo anche su aria e acqua? E ci sono stati comunque dei ritardi oggettivi della sanità veneta e la Regione sul tema ha una precisa responsabilità politica: non si provi a scaricare tutto sul personale. Delle responsabilità si occuperà la Procura, ma già adesso possiamo dire che è gravissima la mancanza di igiene in un ospedale, a maggior ragione in un reparto ad alto rischio. E su questo punto la Regione non può chiamarsi fuori. Quanto tempo ha il personale per pulire e sanificare ogni locale? Dipende dalle gare al ribasso con sempre meno soldi a disposizione? Le domande sono tante e dovranno trovare risposta».
Ed un'altra candidata del PD, Elisa La Paglia, è tornata a chiedere la sospensione del direttore generale Francesco Cobello e del primario di pediatria Paolo Biban. «Ieri il governatore Luca Zaia non ci ha detto nulla sul fatto che la Commissione di verifica sul Citrobacter ha consegnato la sua relazione in Regione. Ci dispiace che ancora una volta si taccia sui fatti gravissimi che sono emersi. E cioè che non solo il batterio era annidato nel rubinetto del lavandino utilizzato dal personale della terapia intensiva neonatale, ma che il personale dava acqua di rubinetto ai neonati prematuri e fragili. Una cosa inaudita per un grande ospedale come quello di borgo Trento, dato che apprendiamo addirittura che i contagiati dal batterio sono stati in tutto 96. A maggior ragione ringraziamo le mamme che si sono fatte carico di denunciare l’accaduto, fermando questa catena devastante di contagio e permettendo di salvare i nuovi nati. Quanto emerge conferma come per due anni sia mancato non solo il rispetto delle basilari misure d’igiene, ma anche la trasparenza, perché sicuramente molti sapevano e hanno taciuto. Torniamo perciò a chiedere la sospensione del direttore generale Francesco Cobello e del primario Paolo Biban, il minimo che dobbiamo a quattro creature innocenti che sono morte e a tanti altri bambini che hanno riportato danni gravi a causa del batterio.
La relazione sul Citrobacter è stata consegnata ieri in Regione dal professor Vincenzo Baldo, ordinario di Igiene e sanità pubblica all’Università di Padova e coordinatore della Commissione di verifica nominata il 17 giugno da Domenico Mantoan, direttore generale della Sanità del Veneto. L’organo ispettivo ha rilevato che il rubinetto del lavandino interno al reparto era colonizzato non solo dal Citrobacter, ma anche da altri batteri. Apprendiamo anche, dagli organi di stampa e non da Zaia, che il batterio è arrivato lì dall’esterno “probabilmente a causa del mancato o parziale rispetto delle rigide misure d’igiene imposte al personale nei reparti ad alto rischio, come il lavaggio frequente delle mani, il cambio dei guanti a ogni cambio di paziente o funzione, l’utilizzo di sovrascarpe, sovracamici, calzari e mascherine”. E che “sarebbe stata utilizzata acqua del rubinetto e non sterile”. Riteniamo che, ora che il lavoro da parte della Commissione regionale è terminato, la Regione Veneto e l’Azienda ospedaliera debbano fornire un completo resoconto sulla relazione per rispetto dei cittadini, delle famiglie e della verità, grande assente da due anni». 
nfine, anche il candidato consigliere del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco è intervenuto così: «Non vorrei che qualche responsabile della sanità regionale tirasse un sospiro di sollievo. Se per anni dall'impianto idrico del reparto di neonatologia ha continuato a diffondersi un batterio mortale, vuol dire solo una cosa: non sono stati fatti i controlli costanti che anche solo il buon senso suggerirebbe. Non diamo la colpa al personale sostenendo che avrebbe dovuto usare acqua sterile: è da film dell'orrore che per tre anni l'acqua potabile in un ospedale fosse contaminata. Le istituzioni sono fatte per assumersi le proprie responsabilità».

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