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Cibi contaminati da Pfas? Per il M5S lo afferma un documento della Regione

"Secondo il documento concentrazioni critiche di sostanze perfluoroalchiliche sono state riscontrate nella catena alimentare, uova e pesci compresi. La situazione, a conti fatti, non è per niente sotto controllo"

L'allarme sull'inquinamento da Pfas continua a tenere banco in Veneto. Quest'emergenza sanitaria ed ambientale, che tocca un vasto territorio che comprende anche la provincia di Verona, si arricchisce di un nuovo capitolo. Una nota diffusa dal Movimento 5 Stelle, alza il livello di guardia sulla possibilità che alcuni cibi siano stati contagiati dalle sostanze perfluoroalchiliche ed affermarlo sarebbe un documento del 13 gennaio riguardante ad incontro del tavolo tecnico regionale sull'argomeno. Ecco le parole del M5S. 

Centinaia di migliaia di veneti sono stati esposti ai Pfas e non è stato dato seguito ad azioni di tutela della salute per le persone che hanno mangiato alimenti con concentrazioni critiche. Queste gravissime constatazioni emergono da un documento relativo alla riunione del tavolo tecnico regionale sui Pfas, che si è svolto il 13 di gennaio. Secondo il documento concentrazioni critiche di sostanze perfluoroalchiliche sono state riscontrate nella catena alimentare, uova e pesci compresi. E gli stessi protocolli utilizzati finora per il controllo degli alimenti contaminati, alla luce delle novità contenute nel dossier, devono essere rivisti. La situazione, a conti fatti, non è per niente sotto controllo e il Movimento 5 Stelle, che da mesi sta portando avanti importanti azioni per far emergere la vicenda in tutta la sua chiarezza, è intervenuto prontamente anche in questo caso.

Il parlamentare veneto Enrico Cappelletti ha infatti presentato ai Ministri della salute e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un’interrogazione sull’argomento:

Sono anni che una grossa fetta di Veneto è avvelenata dai Pfas – tuona il parlamentare - da acqua e terreno sono state riscontrate ora tracce di queste sostanze anche su carne, pesce, uova e verdure. La situazione sembra decisamente grave per gli evidenti pericoli potenziali alla salute della popolazione e per l'enorme numero di cittadini coinvolti”.
“Regione e Ministero della salute hanno commissionato da tempo uno studio sull'esposizione umana nonché il loro bioaccumulo nell'uomo, ma le risultanze di questo studio sono riservate e quindi sottratte alla conoscenza dei cittadini – continua il deputato veneto – ma i cittadini devono essere informati dei pericoli a cui sono esposti. Ragionamenti economici e di responsabilità politica non possono e non devono prevalere rispetto all'interesse prioritario della difesa della salute. Anche perché Zaia su questo fronte non muove un dito. Anzi, per ridurre l'impatto di questi veleni, tenta di aumentarne le soglie”

Nella sua interrogazione Cappelletti chiede ai ministri quali siano i risultati dello studio effettuato in Veneto, se siano stati attivati o programmati interventi e se si intenda consentire alla popolazione l’accesso alla documentazione in possesso della Regione.

Dopo un anno non ci sono risultati sul biomonitoraggio – ribadisce anche Sonia Perenzoni, consigliere comunale M5S di Montecchio Maggiore - speriamo di non venire a sapere ora, dopo tutto questo tempo, che serve una nuova commissione e che non ci sono i risultati. Qui serve un’azione penale, chi sbaglia deve pagare”.
Ieri il consigliere regionale veneto M5S Manuel Brusco ha presentato un’interrogazione che chiede al governo regionale come mai le 5 aziende sanitarie interessate dall’indagine abbiano operato in tempi diversi e perché dalla data dell’ultimo prelievo, effettuato a fine giugno, siano passati 4 mesi prima che arrivassero le prime analisi. Il consigliere chiede inoltre di sapere se allevatori e consumatori sono stati informati delle concentrazioni di Pfas contenute nelle uova di gallina, nel pesce, nei bovini e nel pollo. E soprattutto se questi prodotti siano tracciabili.

Gli agricoltori non devono però temere di essere incolpati di questa situazione – avverte Brusco – le colpe vanno ricercate in altri settori”.

Siamo stati i primi a combattere contro questo disastro per salvare la vita a 400mila veneti – tuona infine il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, Jacopo Berti – alla giustizia abbiamo già chiesto di punire i responsabili. Ora, alla luce di queste carte, pretendiamo dalla Regione tutta la verità. È passato un mese dalla riunione tecnica in cui si è parlato dei Pfas, se qualcuno ha insabbiato qualcosa ne pagherà le conseguenze”.

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