Centri diurni per disabili chiusi d'estate. «Rispettiamo calendario regionale»

Il consigliere regionale Valdegamberi se l'è presa con i gestori delle struttura. La candidata dal PD Bigon e Federsolidarietà Veneto hanno replicato: «La Regione trovi fondi per aiutare realmente le famiglie»

(Foto di repertorio)

Sono rimasti giustamente chiusi durante il lockdown. Hanno potuto riprendere la loro attività dal 18 maggio, ma sono realmente ripartiti quasi un mese dopo. Ora, alcuni di loro chiudono temporaneamente. Sono i centri diurni che ospitano cittadini con disabilità, offrendo un servizio utilissimo alle loro famiglie. Famiglie che, in parte, si lamentano per questa chiusura estiva.

Il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi ha voluto raccogliere queste lamentele, prendendosela con i gestori dei centri diurni. Per Valdegamberi, i gestori avrebbero potuto far smaltire le ferie dei lavoratori durante la chiusura forzata per il coronavirus, in modo tale da poter dare continuità al servizio dopo la ripartenza.

Ma la realtà non sembra essere come Valdegamberi l'ha descritta. La candidata al consiglio regionale per il Partito Democratico Anna Maria Bigon ha replicata al consigliere regionale dichiarando: «Prima di accusare i gestori dei centri diurni, che anche nei mesi più difficili dell’emergenza sanitaria si sono impegnati ad alleviare i problemi delle famiglie con interventi domiciliari o a distanza, Valdegamberi farebbe meglio a guardare in casa propria, ovvero la maggioranza che governa la Regione. Avrebbe potuto spronare la giunta Zaia a trovare i fondi necessari per garantire un periodo di apertura più lungo. È grave che un ex assessore al sociale da un lato non sappia che esiste un calendario prestabilito, fissato da Ulss e Regione, dall'altro strumentalizzi i disagi delle famiglie, capovolgendo problemi e responsabilità. Per dare risposte appropriate alle persone con disabilità e ai loro cari c'è una sola soluzione: incrementare le risorse a disposizione, anziché continuare a tagliare. La polemica sulle ferie è davvero misera: da anni gli organici sono in affanno, costringendo gli operatori a carichi di lavoro extra. Valdegamberi invece di lanciare accuse all'anello più debole della catena si interroghi sulla non-programmazione della Regione, incapace di tenere insieme sanità e assistenza».

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Ed anche Roberto Baldo, presidente regionale di Federsolidarietà Veneto, ha risposto al consigliere regionale con una lettera in cui ha scritto: «I centri diurni non sono chiusi perché si devono smaltire le ferie (che dove era possibile sono state usate nel periodo di chiusura obbligata), ma lo sono perché tutti i gestori devono rispettare il calendario di aperture e chiusure stabilito dalle Ulss e dalla Regione Veneto, il quale prevede che i centri siano aperti 227 giorni al massimo nell'arco dell'anno. Se poi invece la politica volesse realmente aiutare le famiglie, trovi i fondi per aprire 260 giorni l'anno. Le cooperative sociali sono pronte. È troppo facile confondere le acque sul continuo taglio di risorse buttando la croce sul Cireneo di turno. Se proprio si vuole ascoltare il disagio rappresentato da alcune famiglie si dica con chiarezza che risposte adeguate e appropriate ai bisogni delle persone con disabilità, soprattutto di quelle più problematiche, hanno bisogno di essere sostenute, promosse e finanziate. Le nozze con i fichi secchi a Verona le abbiamo dovute fare per decenni con rette sensibilmente al di sotto della media regionale. Eppure la cooperazione e più in generale tutti gli enti gestori non si sono mai sottratti».

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