Virus e trasporti. Bertucco: «Con gli allarmisti a giorni alterni siamo di nuovo impreparati»

Il consigliere comunale Bertucco definisce Zaia «allarmista a giorni alterni» e boccia l'idea del governatore di ripristinare la didattica a distanza per le scuole superiori

Bus affollato

«La richiesta del governatore Zaia di chiudere le scuole superiori segna già il fallimento amministrativo in questa nuova fase della pandemia che avrebbe dovuto trovarci pronti alla "convivenza col virus"». Ad affermarlo è il consigliere comunale a palazzo Barbieri Michele Bertucco, mentre nelle scorse ore il presidente Zaia aveva in realtà proposto non tanto di chiudere le scuole superiori, quanto di iniziare a prevedere forme di Didattica a distanza per alcune classi nell'ottica di riuscire così ad alleggerire i trasporti pubblici.

Ad ogni modo, il consigliere Michele Bertucco evidenzia come i problemi che si stanno puntualmente verificando oggi erano stati abbondantemente previsti in tempi non sospetti: «Da mesi si sapeva che ci sarebbe stato un ritorno virulento della pandemia e si sapeva anche che i trasporti (non le scuole) in particolare quelli pubblici, erano l’anello debole della filiera. Ma anche stavolta lo scaricabarile non è mancato: per il Comune tocca alla Regione finanziare il trasporto pubblico locale, per la Regione tocca al Governo, per le società di gestione del trasporto pubblico locale la colpa è delle scuole che cambiano improvvisamente gli orari».

Michele Bertucco-4

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Il consigliere comunale Michele Bertucco

Il consigliere comunale Michele Bertucco lamenta quindi una scarsa cooperazionne a livello istituzionale: «Serve a poco snocciolare quotidianamente i dati dei contagi a reti unificate se poi non ci sono tavoli di confronto nell’ambito dei quali trovare le soluzioni non emergenziali e indispensabili a mantenere aperti i principali istituti della vita civile e democratica, come appunto le scuole». Infine, l'ultima frecciatina polemica il consigliere comunale Michele Bertucco la riserva tanto a Zaia quanto a Sboarina, definendoli «allarmisti a giorni alterni» e concludendo così la sua requisitoria: «Sindaco e governatore continuano a ragionare soltanto per convenienza o tattica politica avendo cura di assecondare il sentimento popolare».

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