Case popolari, PD: «Il 16% degli utenti più deboli rischia lo sfratto»

Un effetto della nuova legge regionale sull'edilizia residenziale pubblica, entrata in vigore questa estate e che ha provocato un aumento generalizzato degli affitti. Per questo il Partito Democratico ne chiede la sospensione

Cittadini che protestano contro la nuova legge regionale sulle case popolari (Foto Facebook)

La consigliera comunale del Partito Democratico di Verona Elisa La Paglia aveva richiesto ed ha ottenuto una commissione consiliare per discutere della nuova legge regionale sulle case popolari entrata in vigore questa estate. Una riforma che ha scatenato la protesta degli inquilini, che si sono visti aumentare l'affitto. Una protesta sostenuta dal PD, ma che il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ritiene immotivata perché gli inquilini che hanno i requisiti per restare nelle case popolari non hanno nulla da temere, secondo Zaia. Comunque, la Regione Veneto si è detta disponibile ad aggiustare la legge e c'è tempo fino al 30 settembre per presentarsi nella sede di Ater, esporre il proprio caso e quindi proporre un ritocco alla nuova norma regionale.

Il PD aveva evidenziato alcune criticità della riforma. Criticità confermate anche durante la commissione richiesta dalla consigliera La Paglia, a cui hanno partecipato i rappresentanti di Ater e Agec, cioè le agenzie della Regione Veneto e del Comune di Verona che si occupano di edilizia residenziale pubblica. «I dati sono impietosi - hanno commentato i consiglieri comunali La Paglia, Federico Benini e Stefano Vallani - Fotografano una situazione drammatica su cui la Regione deve intervenire con la massima urgenza per non buttar per strada o abbandonare alla povertà assoluta famiglie in difficoltà».

Secondo i dati diffusi dal Partito Democratico di Verona, quasi la metà degli utenti di case Ater o Agec con un patrimonio mobiliare inferiore ai 100mila euro e un reddito Isee al di sotto dei 15mila euro, da luglio hanno subito un rincaro del canone di affitto del 30%. E per le fasce più deboli, gli aumenti sono stati di oltre 100 euro. «Vale a dire che quasi la metà degli inquilini Ater, che spaziano dall'anziana con pensione minima alla famiglia con un reddito modesto e magari precario, sono state messi in forte difficoltà da un rincaro ingiusto ed ingiustificato», hanno puntualizzano i consiglieri comunali Pd.
Tra i problemi emersi durante la commissione, ci sono le decadenze per i nuclei di anziani, o con disabili a carico, che si troverebbero ad affrontare un trasloco oltre che un cambio di alloggio, quartiere, medico di base, relazioni sociali in età molto avanzata.
E un altro dato, sottolineato dai consiglieri democratici, è che nel prossimo futuro 357 nuclei familiari nel solo Comune di Verona dovrebbero lasciare l'alloggio. Un dato che è in linea con le percentuali calcolate a livello provinciale e regionale: a Verona e in Veneto, se non si interviene subito partirà una procedura di decadenza del diritto ad occupare un alloggio pubblico per il 16% degli attuali occupanti.
«Come gruppo consiliare PD torniamo a chiedere la sospensione degli effetti di questa legge regionale e di correggerne, con effetto retroattivo, le distorsioni introdotte nel sistema della residenzialità pubblica», ha concluso La Paglia, insieme ai colleghi Benini e Vallani.

Ma perché la Regione Veneto ha riformato la legge per gli alloggi popolari? Per stanare i furbetti, rispondono dalla Regione. Ovvero, per trovare coloro che avrebbero una situazione economica così buona da poter trovare una casa nel libero mercato. «Ma i furbetti si smascherano con i controlli, attraverso i quali si punisce anche la morosità colpevole - ha replicato la consigliera regionale del PD Anna Maria Bigon - E non serviva una legge per predisporre i controlli. Chi tiene male la casa assegnata spesso manifesta problematiche sociali, oltre che economiche che vanno affrontate e non scaricate. L'unico effetto finora di questa legge è di aver aumentato l'affitto a quasi tutti, indipendentemente dalla reale condizione sociale degli inquilini».

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Nel frattempo i consiglieri comunali PD stanno continuando a raccogliere le firme degli inquilini Agec e Ater per ribadire in Regione la necessità di sospendere gli effetti della legge. «Solo in terza, quarta e quinta circoscrizione abbiamo raccolto circa 300 firme - ha spiegato il capogruppo PD Federico Benini - tutte di persone direttamente interessate, quindi appartenenti ai nuclei famigliari assegnatari di alloggi Ater o Agec. La Regione deve intervenire facendo marcia indietro, ma anche Agec deve darsi una mossa, creando quei tavoli di lavoro realizzati da Ater con il compito di valutare, caso per caso, la gravità della situazione».

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