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Specializzandi per tamponare la carenza dei medici. Guarda: «Si esca dalla logica dei tappa-buchi»

Con un pacchetto di emendamenti, la giunta prova a far passare la proposta in consiglio regionale. Levata di scudi delle minoranze che fanno sospendere la discussione

Un «blitz», come lo hanno definito i consiglieri regionali di opposizione, che per il momento è stato respinto. La giunta del Veneto ha proposto di contrastare la carenza dei medici aprendo le porte della professione ai giovani che si stanno ancora formando. Una soluzione avanzata sotto forma di emendamenti ad una legge puramente burocratica, quella di adeguamento ordinamentale 2022 in materia di politiche sanitarie e sociali. Un tentativo che le minoranze non hanno gradito, riuscendo nel consiglio regionale di ieri, 3 maggio, a rinviare la discussione.

Con gli interventi della presidente e della vicepresidente della commissione regionale sanità e dell'assessore regionale alla sanità, il consiglio regionale del Veneto ha avviato e poi rimandato la discussione sull'adeguamento ordinamentale 2022 sulla sanità. Il provvedimento interviene con norme non di natura economica ma di semplificazione, adeguamento e manutenzione del sistema socio-sanitario veneto.
Insieme a questa legge, però, è stato presentato un pacchetto di venti emendamenti, tra cui alcuni aggiuntivi a firma della giunta in risposta alla carenza di organico nei pronto soccorso e fra i medici di base. Ed è su questa parte che si sono concentrate le critiche dei rappresentanti delle minoranze. A più voci, capigruppo e consiglieri di opposizione hanno denunciato l'esautoramento del ruolo dell’assemblea legislativa e prospettato la richiesta di rinvio in commissione del provvedimento. Richiesta che è stata poi presentata e accolta, sospendendo così il percorso di approvazione della legge.

Le nuove disposizioni inserite negli emendamenti del provvedimento interessavano le cure domiciliari, ma soprattutto la formazione ed il reclutamento dei medici. Per affrontare la carenza di sanitari nell'assistenza sanitaria primaria (medici di base) e nei servizi ospedalieri di urgenza ed emergenza (pronto soccorso) si autorizzava l'apertura della pratica anche ai medici in formazione. Una decisione troppo importante per non essere approfondita nella commissione competente. Commissione che aveva già dato il via libera alla legge sull'adeguamento ordinamentale 2022, ma senza gli emendamenti poi presentati.
Il provvedimento torna quindi all’esame della commissione sanità e probabilmente il provvemnto tornerà in consiglio regionale il prossimo 17 maggio.

L'assessore alla sanità Manuela Lanzarin ha commentato: «La sanità non deve avere colore politico». Ed ha invitato ad affrontare con responsabilità l'esigenza di studiare percorsi emergenziali per reperire con urgenza figure sanitarie e fronteggiare così i vuoti che si sono creati nel sistema sanitario.
Le ha replicato la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda: «L'emergenza c’è e la soluzione può essere condivisa, ma dobbiamo uscire dalla logica dei tappa-buchi perché la sanità regionale ha bisogno di una terapia d'urto, non di un placebo. È giunto il momento di soccorrere un servizio sanitario regionale che non è più fiore all’occhiello e dal quale emergono sempre maggiori criticità. L'urgenza della situazione richiede uno sforzo condiviso nel dare risposte ai cittadini. Purtroppo la proposta di assegnare ai giovani laureati, iscritti al corso di formazione, fino a massimo di 1.000 assistiti si sta rivelando un "tacon peso del sbrego". Questa scelta implica che qualcuno si occupi della formazione di questi medici in erba, ma se siamo già in affanno per carenza di personale medico, chi li affiancherà nella gestione di casi che richiedono una certa esperienza? Inoltre, quale opportunità può rappresentare per un aspirante medico pensare di doversi trovare a trattare un migliaio di pazienti senza remunerazione durante gli anni di formazione? Servono certezze sull’affiancamento di questi giovani medici, oltre a un sostegno effettivo per garantire la sicurezza loro e quella degli assistiti. E sulla questione dei pronto soccorso, si tratta di un reparto particolarmente difficile e che richiede competenze, oltre a una certa predisposizione personale. Equiparare, anche economicamente, medici strutturati e specializzandi rischia di rivelarsi un boomerang».

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