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(Foto di repertorio)

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Cacciare fuori dal proprio comune nei giorni arancioni, per il Veneto si può

Lo indicherebbe una circolare del dirigente regionale per la gestione faunistico-venatoria, in contrasto però con quanto disposto a livello nazionale. PD e Europa Verde chiedono il ritiro del documento

Andare a caccia nei giorni di zona arancione al di fuori del proprio territorio comunale, si può fare o no? Il Governo ha spiegato, attraverso una Faq, che non è consentito. Quindi il prossimo 4 gennaio i cacciatori dovrebbero svolgere la loro attività solo all'interno dei confini del proprio comune. La Regione Veneto, invece, lo avrebbe consentito, come riportato dal consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, il quale è venuto in possesso di una circolare inviata dal dirigente regionale per la gestione faunistico-venatoria a Province, Prefetture e associazioni venatorie del Veneto. La Regione avrebbe così introdotto una deroga per lo svolgimento della caccia «anche fuori dal proprio Comune per raggiungere le aziende faunistico venatorie, gli ambiti territoriali di caccia e i comprensori alpini di cui i cacciatori fanno parte», ha spiegato Zanoni.

«A rendere grottesca la situazione - ha proseguito il consigliere regionale del PD - è il fatto che nella circolare della Regione, per supportare la propria tesi, vengano citati anche riferimenti normativi inesistenti. La circolare si scontra con quelle che le polizie provinciali hanno inviato la scorsa settimana alle associazioni venatorie dove hanno ben specificato che nelle giornate arancioni si può cacciare esclusivamente all'interno del comune di residenza. Trovo grave che la Regione se ne esca con un provvedimento utile a consentire ancora privilegi al mondo venatorio: la legge è uguale per tutti, non ci possono essere cittadini di serie A e di serie B».

Il consigliere Zanoni ha dunque chiesto che il provvedimento venga ritirato e insieme a lui lo ha chiesto anche la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda. «La Regione Veneto si dedica a rispondere alle priorità dei suoi veneti più importanti: i cacciatori - ha detto Guarda - Non i medici, gli oss e gli infermieri, ormai esasperati dal proliferare del virus negli ospedali. Non le case di riposo, le residenze per disabili che boccheggiano, per i numeri di casi, di deceduti, di personale malato, per i costi ormai al limite. I cacciatori sono priorità delle scelte politiche regionali, con il diritto, in pieno divieto, di uscire dal Comune, di andarsene dove vogliono. Insomma, la caccia vale come il lavoro, l'emergenza sanitaria o l'urgenza inderogabile di assistere un parente non autosufficiente. Di fronte ad un'emergenza sanitaria e alle condizioni dei nostri ospedali, una deroga di questo tipo rasenta la sfacciataggine nel suo essere insensata».

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