Bonus giovani coppie di Legnago solo per sposati. «È discriminazione»

Il contributo di 300 riconosciuto dal Comune non è previsto per chi ha scelto l'unione civile o per chi convive stabilmente. I senatori del PD Monica Cirinnà e Vincenzo D'Arienzo chiedono l'intervento del Governo

La grafica utilizzata per il bonus del Comune di Legnago

«Il bonus giovani coppie deciso dalla giunta comunale di Legnago è discriminatorio ed ha un sapore oscurantista». A sostenerlo sono i senatori del Partito Democratico Monica Cirinnà e Vincenzo D’Arienzo, i quali hanno presentato un'interrogazione urgente ai ministri dell'interno Luciana Lamorgese e delle pari opportunità e famiglia Elena Bonetti. I due senatori dem hanno chiesto di avviare iniziative concrete per fare in modo che le pubbliche amministrazioni orientino la propria azione al pieno rispetto del principio costituzionale di non discriminazione.

IL BONUS GIOVANI COPPIE

Nello scorso mese di agosto, la giunta comunale di Legnago ha approvato un sostegno economico per le coppie under 35 residenti nel Legnaghese. Il contributo è di 300 euro e per ottenerlo basta essersi sposati nel 2020 con rito civile o religioso. Dunque, il bonus è solo per le coppie unite dal vincolo matrimoniale. Non lo possono dunque richiedere le coppie stabilmente conviventi o chi ha scelto di legarsi attraverso un'unione civile.
Il contributo è già stato richiesto da una mezza dozzina di coppie, che hanno già ottenuto i 300 euro promessi dal Comune di Legnago.

L'ACCUSA DI DISCRIMINAZIONE E LA DIFESA

Per Cirinnà e D'Arienzo, il provvedimento di Legnago è discriminatorio e pure illegittimo perché contrario alla legge che estende il principio della parità di trattamento tra unioni civili e matrimoni. Un'estensione che sarebbe stata riconosciuta anche da diverse sentenze giurisdizionali. «La delibera di Legnago nega l’evoluzione storico-culturale della società italiana aperta al riconoscimento di una pluralità di esperienze familiari - concludono Cirinnà e D'Arienzo - In questo modo si discrimina la pari dignità sociale delle diverse modalità con cui le persone decidono di essere o diventare una famiglia, dando così corpo alla loro autodeterminazione affettiva. Discriminare illegittimamente le diverse forme di vita familiare è, di fatto, una lesione della dignità personale e degli articoli 2 e 3 della Costituzione».
Ma nel Comune di Legnago nessuno pensa a passi indietro. Anzi, l'amministrazione è convinta della legittimità della delibera, essendoci sentenze che stabiliscono la distinzione tra unioni civili ed il matrimonio e nella Costituzione gli interventi di promozione vengono richiesti solo per il matrimonio.

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