Mobilità sostenibile, il PD boccia il Comune di Verona e la Regione Veneto

«Scaricano l'intero problema dell'inquinamento sulle spalle dei cittadini», scrivono i consiglieri Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani

(Foto di repertorio)

È stato convocato per lunedì 21 gennaio a Palazzo Barbieri e Verona un vertice tra tecnici e assessori all'ambiente del Veneto per discutere sui provvedimenti anti-smog che potrebbero essere presi per il prossimo inverno. Provvedimenti che potrebbero contenere anche il blocco ai veicoli diesel Euro 4. Lo stop è già contenuto nelle misure in vigore fino al prossimo 31 marzo, ma solo se le concentrazioni di inquinamento atmosferico si mantengono alte a lungo. Tra il 2019 e il 2020, invece, il blocco potrebbe riguardare gli Euro 4 in ogni condizione. Il divieto avrebbe serie ripercussioni su famiglie e imprese e per questo gli assessori veneti si confronteranno, così da poter trovare un compromesso comune tra la necessità di spostarsi e quella di migliorare la qualità dell'aria.

Il compromesso è racchiuso nel concetto di mobilità sostenibile, ovvero quella serie di spostamenti che hanno un impatto limitato, se non nullo, sull'inquinamento dell'aria. Ma sulla mobilità sostenibile, il Comune di Verona avrebbe fatto troppo poco. Questa l'opinione dei consiglieri comunali del Partito Democratico veronese Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani.

Amministrazione comunale di Verona e Regione Veneto hanno deciso di scaricare l'intero problema dell'inquinamento sulle spalle dei cittadini - scrivono i tre consiglieri - A parte le giornate ecologiche, la cui efficacia è tuttavia trascurabile, la giunta comunale non ha messo in campo nessuna politica strutturale tesa a prevenire i picchi di polveri sottili. Di questa mancanza continuano a fare le spese quei veronesi che, per vari motivi, non hanno l'opportunità di acquistare veicoli con motorizzazioni meno inquinanti, e che pertanto restano quindi impigliati nella selva di divieti riguardanti la circolazione degli Euro 3 e 4 diesel e degli Euro 2 e 3 a benzina. Oltre che iniqua, questa misura è anche discutibile sul piano dell'efficacia perché, anche a parità di omologazione antinquinamento, mette sullo stesso piano motorizzazioni che per consumi e, quindi capacità di inquinamento, sono assai diverse: si pensi ad esempio ai Suv in confronto a delle piccole city car.

Per il PD locale, il problema andrebbe trattato in modo più organico. «Innanzitutto coinvolgendo tutte le aziende pubbliche che nella loro mission hanno la sostenibilità ambientale - aggiungono Benini, La Paglia e Vallani - In luogo di spendere i soldi delle bollette dei veronesi in sponsorizzazioni a pioggia, aziende come Agms e Amia dovrebbero avviare serie campagne di sensibilizzazione contro lo spreco energetico contribuendo a limitare i consumi delle abitazioni e la produzione di rifiuti. Inoltre, prima di introdurre dei divieti alla circolazione sui mezzi privati occorre predisporre adeguate alternative a partire da un servizio di trasporto pubblico più capillare e da una rete di ciclabili più sicura e pratica. Di fronte al bisogno, i divieti privi di alternative sono infatti destinati a lasciare il tempo che trovano. Su questo punto sfidiamo anche la Regione: se è convinta che le auto non debbano circolare, perché non riconosce il disagio arrecato ai cittadini costretti a lasciare la macchina in garage con uno sconto sul bollo auto?»

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