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Domenica, 28 Novembre 2021
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Bigon non ha dubbi: «È la pandemia dei no vax, giusto escludere i tamponi rapidi per il rilascio del green pass»

La consigliera regionale Pd in Veneto Anna Maria Bigon: «I contagi sono in preoccupante risalita, bisogna rafforzare controlli e restrizioni per tutelare la salute di tutti»

«Non possiamo permettere che un pugno di irriducibili no vax con la loro irresponsabilità metta a rischio la salute di tutti. I contagi sono in preoccupante risalita e perciò servono misure restrittive più severe nei confronti di chi rifiuta di immunizzarsi». A dirlo è la consigliera regionale del Partito Democratico in Veneto, nonché vicepresidente della commissione Sanità, la veronese Anna Maria Bigon. La stessa consigliera regionale dem chiarisce così il suo pensiero: «L’accelerazione della campagna vaccinale con la terza dose è fondamentale, ma da sola non basta perché in troppi hanno ancora rifiutato la prima».

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Insomma, dopo le valutazioni "preoccupate" del governatore del Veneto Luca Zaia, il quale ieri ha parlato di previsioni che vedrebbero nel giro di due settimane salire ad un centinaio i posti letto occupati nelle terapie intensive Covid degli ospedali regionali, iniziano a svilupparsi a livello politico inedite riflessioni in merito alla gestione della pandemia da Covid. Le ipotesi che si vanno profilando anche a livello nazionale, al netto delle smentite di facciata in attesa dell'evolversi del quadro epidemiologico nel corso del prossimo mese, sono essenzialmente due: da un lato, la possibilità di ridurre la durata di validità del green pass non più a 12 ma a soli 9 o persino 6 mesi, in modo da incentivare la campagna vaccinale e soprattutto le "terze dosi". Dall'altra, l'ipotesi di "rafforzare" il certificato verde, di fatto adottando il modello austriaco della regola delle "2G", ovvero Geimpft oder Genesen, vale a dire "vaccinato" o "guarito", escludendo quindi la terza "G", quella di Getestet, in breve abbandonando così i tamponi negativi quali terzo criterio per l'ottenimento del certificato verde.

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L'Italia da questo punto di vista se volesse "rafforzare" il green pass rilasciandolo ai soli guariti o vaccinati dovrebbe verosimilmente adottare un modello "misto" proprio come quello austriaco, poiché in alternativa vorrebbe dire impedire a tutti quei lavoratori che sinora hanno sfruttato il sistema dei tamponi per ottenere il green pass di poter continuare a farlo e, dunque, impedire loro anche di accedere al proprio posto di lavoro, essendo in Italia il certificato verde obbligatorio in tale ambito fino al 31 dicembre 2021. Anche in Austria dallo scorso 1 novembre è obbligatorio avere il green pass sul luogo di lavoro pubblico o privato, ma in questo caso vale la regola delle "3G", ovvero sul luogo di lavoro è ammesso ancora l'accesso previo esito negativo di un test Covid, in alternativa a vaccinazione o guarigione.

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Ad ogni modo, la consigliera regionale del Partito Democratico, Anna Maria Bigon ha puntato il dito contro i manifestanti "no pass" che sin qui hanno continuato a scendere in piazza in varie città anche del Veneto, non ultima la stessa Verona: «Le scene che abbiamo visto nel fine settimana a Padova, come in altre città, con migliaia di persone a manifestare, assembrate e senza mascherina, - afferma in una nota Anna Maria Bigon - rappresentano un pericolo per la salute pubblica. Mi auguro che organizzatori e partecipanti, una volta identificati, vengano sanzionati come previsto dall’ordinanza; la multa a posteriori, però, non ferma il contagio».

Di qui un'ulteriore riflessione che la consigliera regionale dem avanza, in sostanza auspicando un vero e proprio inasprimento delle misure relativamente al rilascio dei certificati verdi: «Per questo è auspicabile una stretta a monte: personalmente sono favorevole alla possibilità di escludere i tamponi rapidi dagli strumenti diagnostici utili a ottenere il green pass, visto il margine di errore, oppure a ridurne la validità temporale da 48 a 24 ore. È incredibile che ci siano ancora persone scettiche, dopo quasi due anni di pandemia e oltre 133 mila morti solo in Italia: se adesso la situazione è migliore rispetto a gran parte dell’Europa è proprio grazie all’elevato numero di vaccinati e alle restrizioni. Ma evidentemente - conclude Anna Maria Bigon - per comprenderlo servono, purtroppo, ulteriori divieti».

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