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Riforma case popolari, Bertucco a Zaia: «Colpisce i poveri, non i furbetti»

E la consigliera regionale del PD Anna Maria Bigon aggiunge: «Migliaia di famiglie venete si sono viste aumentare il costo dell'affitto, mentre chi ha evaso od eluso finora continuerà a farlo indisturbato»

La riforma delle regole di assegnazione delle case popolari in Veneto tocca meno del 15% degli inquilini, può essere aggiustata per sistemare le possibili sperequazioni che i cittadini possono segnalare ad Ater entro il 30 settembre, ma la Regione Veneto non farà passi indietro perché la ritiene una riforma giusta, un riforma che va a colpire coloro che alloggiano in una casa popolare pur non essendo economicamente in difficoltà.
Cosi il presidente della Regione Luca Zaia ha difeso la riforma nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, entrata in vigore questa estate. La novità ha prodotto degli aumenti negli affitti delle case popolari anche per inquilini che non hanno grandi capacità economiche, ma hanno solamente dei piccoli risparmi accantonati lungo tutta una vita. Per questo ci sono state anche delle manifestazioni di protesta e per questo il Partito Democratico (e non solo) si è organizzato per premere politicamente sulla Regione ed ottenere un ritiro della riforma, o almeno una sua modifica sostanziale.

E la mobilitazione contro la riforma dell'edilizia residenziale pubblica non si ferma dopo le parole di Zaia, anzi le critica fortemente. «L'uscita del presidente della Regione rappresenta l'ennesimo fumogeno diretto a nascondere gli effetti perversi della norma che sta mettendo in difficoltà i cittadini più poveri, per i quali anche un minimo aumento del canone di affitto comporta una destabilizzazione del bilancio famigliare - scrive Michele Bertucco, di Sinistra e Verona in Comune - Ad essi Zaia dice di rivolgersi ai gruppi di lavoro costituiti presso ogni Ater del Veneto. Tutto il contrario di quanto dovrebbe accadere in uno stato di diritto, nel quale diritti e doveri dei cittadini non dovrebbero dipendere dalla disponibilità della giunta o della commissione di turno. Nel frattempo i furbetti, di cui questa legge non si occupa, ringraziano, e rimangono dentro le case pubbliche. Questo passaggio conferma l'irriformabilità di una legge pensata per fare cassa sulla pelle delle famiglie più povere. È questo il modello sociale che la Lega vuole imporre al Veneto. Ed è per questo che sosteniamo la necessità di ritirare la legge in questione e di mandare a casa questa giunta di incapaci».

Se il problema è circoscritto a pochi utenti - aggiunge la consigliera regionale del PD Anna Maria Bigon - significa che per mettere un po' di ordine nel settore non serviva una nuova legge, ma bastavano dei controlli mirati. Sta di fatto che con le nuove regole, migliaia di famiglie venete si sono viste aumentare il costo dell'affitto. Saranno questi utenti a pagare le spese di riqualificazione degli alloggi mentre chi ha evaso od eluso finora continuerà a farlo indisturbato.

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