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Battaglia sulle partecipate: Agsm e Acque Veronesi nel mirino delle opposizioni

Botta e risposta tra l'ex primo cittadino Flavio Tosi e Michele Croce sui costi delle consulenze, mentre Federico Benini, capogruppo comunale del Partito Democratico di Verona, prende di mira la società consortile

Ho chiesto formalmente che il presidente di Agsm Michele Croce riferisca in Commissione di Controllo su alcuni dati e fatti poco trasparenti.

È l'ex sindaco di Verona Flavio Tosi, a lanciare nuove ombre sulla gestione dell'azienda partecipata da parte del presidente. 

Agsm nel 2018 - ha proseguito Tosi - ha dato incarichi diretti fiduciari, dunque senza gara, per circa 1.300.000 euro. Incarichi in alcuni casi ripetitivi e per i quali dovrebbe chiarire il criterio adottato: infatti per oltre la metà del loro valore - più di 600 mila euro - sono stati assegnati a meno di dieci professionisti: e a Verona di avvocati ce ne sono oltre 2500... Questa sarebbe la trasparenza tanto invocata dal Croce?

L'aggravante è il contesto in cui Croce ha operato. La sua gestione del gruppo Agsm è pessima e con risultati, anche economici, negativi. Da un anno e mezzo non è stata presa una decisione strategica che sia una, Agsm da questo punto di vista è ferma ai tempi del DG Cigolini. Sulla fusione con Aim siamo fermi da quasi due anni e vedrete che succederà come con il nostro progetto Mox al cortile di Giulietta, tenuto fermo per quasi due anni da Sboarina e poi rispolverato (a condizioni peggiorative tra l'altro). Così sarà per la fusione con Aim, la vareranno secondo la strategia e gli accordi adottati dalla mia amministrazione perché non si possono modificare, ma intanto si saranno persi due anni. Nel frattempo, notizia di questa settimana, le bollette per gli utenti condominiali con il teleriscaldamento sono volate alle stelle.

Parallelamente c'è la gestione delle controllate. Serit è l'unica a far utili ma ora è appesantita da ben due direttori generali a libro paga che si pestano i piedi l’un l’altro, una cosa mai vista. E poi c'è Amia che a due milioni di perdite e sarà da capire come copriranno il buco, dato che la raccolta dei rifiuti è un servizio a tariffa che si deve auto-sostenere ed è quindi ai limiti del lecito portare dentro quel capitolo soldi da fuori. Aumenteranno la tassa rifiuti? Ma su Amia c'è di fondo una strategia masochistica, vogliono vendere il 40 per cento ai privati nel momento storico in cui l'azienda, causa il debito ingente, vale meno. Dunque svendono Amia e privatizzano un servizio pubblico strategico.

Sempre tramite i social network, è arrivata la risposta di Michele Croce, che respinge al mittente tutte le accuse. 

Porto profondo rispetto per i consiglieri comunali, specie di opposizione che hanno l’importantissima funzione di controllo. Le porte per loro, così come per tutti i cittadini, in Agsm sono sempre aperte e tutti mi possono trovare “in diretta” ogni venerdì mattina agli sportelli del front-end di Lungadige Galtarossa.
Non posso però accettare, per il valore dell’Azienda e dei suoi Lavoratori, che siano diffuse falsità e calunnie.
Le consulenze legali così come tutte le spese hanno subito un drastico taglio, nell’ambito del piano di razionalizzazione, efficientamento e sviluppo di Agsm.
Meno 29,2% in un anno, per un risparmio solo per questo capitolo di oltre 700mila euro.
Questi sono i numeri.
Questa è la nuova Agsm: snella, efficiente, pronta a raccogliere le sfide del mercato globale.

ACQUE VERONESI - È invece Federico Benini, capogruppo comunale del Partito Democratico di Verona, a prendere di mira gli ultimi movimenti avvenuti all'interno di Acque Veronesi. 

Il nuovo presidente di Acque Veronesi Roberto Mantovanelli, vicino al ministro Lorenzo Fontana, aveva annunciato discontinuità, senza però specificare che sarebbe stato… in peggio.
Ha infatti dell’incredibile il caso dell’assunzione presso l’ufficio comunicazione aziendale di un noto giornalista televisivo locale. In meno di 40 giorni, da fine dicembre 2018 ai primi di febbraio 2019, tra l’azienda e il professionista sono stati sottoscritti ben 5 contratti di assunzione, rispettivamente in data 27 dicembre 2018, 15 gennaio 2019, 23 gennaio 2019 e 4 febbraio 2019. A questa girandola di contratti è poi seguita, da parte del neo-assunto, la sottoscrizione della rinuncia a tutte le precedenti assunzioni e la stipula di un più “tranquillo” contratto di collaborazione a forfait.
La cosa più grave è che il consiglio di amministrazione di Acque Veronesi è stato, almeno in parte, sempre tenuto all’oscuro di queste manovre ed ha potuto fare sentire la propria voce solo indirettamente. Possiamo infatti immaginare che le diverse versioni del contratto di assunzione fossero una risposta implicita alle contestazioni che un componente del consiglio di amministrazione aveva fatto pervenire al presidente con riguardo alla vaghezza delle coperture economiche indicate nei rispettivi provvedimenti di assunzione e al fatto che l’ufficio comunicazione disponesse già di un responsabile della comunicazione.
Aggiungendo danno al danno, Acque Veronesi si è finora rifiutata di consegnare i verbali delle assemblee al sottoscritto, giungendo alla conclusione, secondo me irregolare, che se voglio vedere i documenti, dovrei prendere appuntamento con il presidente in persona.
Si tratta di un atteggiamento chiaramente ostruzionistico e contrario ai criteri di trasparenza professati dall’azienda. Che cosa hanno da nascondere? E’ questa la discontinuità promessa da Mantovanelli, uomo del ministro Lorenzo Fontana?

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