Autonomia, Zaia al ministro Boccia: «Come fa a chiamarla propaganda?»

«Boccia dovrebbe ben sapere che si parla di ‘autonomia differenziata’: se la lingua italiana ha un senso significa che ogni Regione ha diritto a costruirsi un abito su misura per le esigenze dei suoi territori»

Luca Zaia - Immagine di repertorio

Come si può chiamare propaganda un testo scritto da eminenti giuristi e costituzionalisti come i professori Mario Bertolissi, ordinario di diritto costituzionale dell’università di Padova; Andrea Ambrosi, ordinario di diritto costituzionale regionale di Padova; Giancarlo Pola, ordinario nonché preside della facoltà di economia dell’università di Ferrara; Dario Stevanato, ordinario di diritto tributario all’università di Trieste; Andrea Giovanardi, ordinario di diritto tributario all’università di Trento; Ludovico Mazzarolli, ordinario di diritto pubblico all’università di Udine; fino ad arrivare al professor Luca Antonini, oggi giudice costituzionale?.

Se lo è chiesto il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commentando le dichiarazioni rilasciate sull’autonomia dal Ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia.

Mi dispiace sinceramente – ha proseguito Zaia – che Boccia, che incontrerò il 23 settembre prossimo, parli ancora di ‘propaganda’, con palese riferimento alla proposta del Veneto, citando come modello quella dell’Emilia Romagna. Niente da dire sulle scelte emiliano-romagnole - aggiunge Zaia – ma Boccia dovrebbe ben sapere che si parla di ‘autonomia differenziata’: se la lingua italiana ha un senso significa che ogni Regione ha diritto a costruirsi un abito su misura per le esigenze dei suoi territori.
Con serenità e altrettanto dispiacere ricordo a Boccia che questi discorsi li abbiamo sentiti quando si discuteva del nostro referendum; quando i suoi colleghi dicevano le stesse cose: che era propaganda e che non si sarebbe mai fatto. Era il giugno del 2014. Gli ricordo che l’allora premier Renzi lo impugnò di fronte alla Corte Costituzionale e che, nel luglio 2015, la Consulta accolse le ragioni del Veneto e autorizzò l’effettuazione della consultazione popolare.
Le dichiarazioni del Ministro – conclude Zaia – richiamano purtroppo il contesto nel quale si vietò ai veneti di votare utilizzando la tessera elettorale ufficiale, tessera che ancora si usa nelle primarie del suo partito politico.

Anche la delegazione trattante del Veneto per l’attuazione dell’autonomia differenziata ex articolo 116 terzo comma della Costituzione, si è rivolta al ministro. 

Leggiamo con stupore le dichiarazioni odierne del Ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, secondo il quale una delle cause della mancata stipulazione dell’intesa fra Governo e Regioni dovrebbe essere ricondotta all’assenza di una risposta da parte delle Regioni stesse alle eccezioni poste dalle Amministrazioni centrali nel corso del negoziato.

Fermi restando infatti i nodi politici della trattativa, che, appunto, solo in sede politica potevano essere sciolti, la Regione del Veneto tra la fine del 2018 e il 2019 ha partecipato a circa 35 incontri tecnici di approfondimento nelle diverse materie interessate dal progetto autonomistico.

A testimonianza del costante approccio fattivo della Regione, sempre improntato ad instaurare un positivo dialogo con i Ministeri che hanno acconsentito di addivenire a un confronto, vi sono tutti gli scambi avvenuti con il Dipartimento Affari Regionali, da cui emerge con palese evidenza la volontà della Regione di giungere ad un testo condiviso, anche aprendo alla modifica della formulazione delle originarie richieste in vista del raggiungimento di una posizione comune.

L'APPELLO - «Il neo ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, sta prendendo in mano i dossier più importanti, tra cui quello sull’autonomia delle Regioni e lo sta facendo nel rispetto istituzionale e con la giusta cautela». La vice capogruppo del Partito democratico alla Camera, Alessia Rotta, ricorda le «aspettative e le perplessità» legate all’autonomia.

«Le necessità di valorizzare territori per le loro specifiche capacità e rispondere alle istanze di innovazione, anche istituzionale, attendono da troppo tempo una risposta dalla politica», afferma Rotta. «L’autonomia in questo senso non può essere utilizzata come un elefante per nascondere i fallimenti di 25 anni di governo del centrodestra e della Lega. Serve di sicuro, ma non basterà a fermare l’esodo di giovani, di medici e di imprese che scelgono di trasferirsi in zone d’Italia e città europee più dinamiche e aperte, maggiormente in grado di valorizzare i talenti, meglio infrastrutturate del nostro Veneto. Per quello serve una politica capace di trovare mediazioni e soluzioni oltre che di sbandierare slogan e creare contrapposizioni tra le diverse aree del Paese».

Restano tuttavia, dice Rotta, «perplessità da un alto per come è stata gestita la partita finora dal Veneto, prima con gli slogan sui nove decimi e sul residuo fiscale e poi con la presentazione di uno schema di autonomia che non prevedeva il mantenimento sul territorio del prelievo fiscale, per lo meno non nelle misure propagandate in precedenza, ma con la richiesta di gestire tutte e 23 le materie elencate nella Costituzione. Come ampiamente prevedibile, nonostante il governo ‘amico’, non se ne è fatto nulla».

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