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Lorenzo Fontana (foto di repertorio)

Lorenzo Fontana (foto di repertorio)

Verona divisa tra chi sostiene e chi critica il nuovo ministro Lorenzo Fontana

Il consigliere comunale Zandomeneghi: "Basta inutili ed ideologiche polemiche, lasciamo lavorare con fiducia questo governo". Pasetto: "Verona è una roccaforte dell'intolleranza"

Dopo 25 anni abbiamo finalmente un veronese al governo. Al di là delle ideologie, oggi più che mai, serve un concreto bisogno di aiuti e di sostegno alle famiglie italiane e alle giovani coppie. Lorenzo Fontana si è impegnato proprio in questa direzione. Finiamola di sentenziare prima del tempo, basta inutili ed ideologiche polemiche, lasciamo lavorare con fiducia questo governo e solamente dopo si potranno trarre conclusioni e giudizi.

Continuano i messaggi di solidarietà indirizzati da Verona al nuovo ministro della famiglia Lorenzo Fontana, investito subito dopo la sua nomina da una polemica su alcune sue dichiarazioni sulle famiglie omosessuali. Le parole sopra riportate sono del consigliere comunale di Verona Domani Marco Zandomeneghi, il quale ha augurato un buon lavoro al neoministro, schierandosi al suo fianco nella battaglia per l'aumento della natalità in Italia.

E anche Andrea Miglioranzi, in qualità di leader del movimento Progetto Nazionale ha voluto difendere Fontana, "vittima e bersaglio di attacchi scomposti e aggressivi - scrive Miglioranzi - Chi difende valori e posizioni legati alla nostra cultura cattolica viene definito retrogrado, omofobo, fascista. Chi difende la famiglia tradizionale e i cardini della nostre tradizioni e della nostra società viene tacciato come oscurantista e intollerante. Tutto ciò è assolutamente inaccettabile".

E quelli di Zandomeneghi e di Miglioranzi non sono gli unici messaggi in difesa del ministro Fontanta, tanto che il veronese Giorgio Pasetto, di Area Liberal, parla di Verona come di una "roccaforte nazionale dell'intolleranza". E un altro attacco a Fontana e al nuovo governo gialloverde lo ha portato Flavio Tosi, ospite al programma "Un Giorno da Pecora" su Radio1.

Sono andato via dalla Lega per un'assoluta incompatibilità con Matteo Salvini, il quale si alleato organicamente con la sinistra, visto che c'è gente nel governo, come Roberto Fico, che saluta col pugno chiuso - ha detto Tosi - Salvini come ministro farà fatica, va avanti a slogan e rischia di impattare sulla realtà. Maroni prima di fare promesse era sicuro di portare a casa il risultato. È un modo di fare diverso: questo è pragmatismo, quello di Salvini è populismo. Io sono un pragmatico, per me populista è un insulto. Magari per Salvini è una scelta ben precisa. E a differenza di Fontana io penso che esistano persone delle stesso sesso che vivono insieme e che si vogliono bene. Negarlo è oscurantismo, è negare la realtà dei fatti.

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