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Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia - foto profilo Facebook

Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia - foto profilo Facebook

Lo slancio della ministra Bonetti: «Scuole aperte anche in zona rossa dopo Pasqua»

Dopo un Dpcm severissimo sulle scuole, nel governo c'è chi punta ad allentare le misure

L'esponente di Italia Viva Elena Bonetti, già ministra nel governo Conte, poi tornata «a fare la professoressa universitaria» per qualche giorno, quindi nuovamente ministra alle Pari opportunità e alla Famiglia nel governo a guida Mario Draghi, in una recente intervista rilasciata a SkyTg24 si è detta favorevole all'idea che anche in zona rossa possano riaprire le scuole dell'infanzia, i nidi e almeno la primaria. Insomma la rivoluzione non rossa, ma in zona rossa. Al che, onestamente, non si comprende come mai tale area di rischio nell'ultimo Dpcm a firma Draghi sia stata ridisegnata in modo così restrittivo proprio con riferimento alle istituzioni scolastiche, giungendo persino a chiudere asili e scuole dell'infanzia che, invece, il precedente decreto dell'ex premier Conte lasciava aperti.

Ad oggi, peraltro, la stretta sulla scuola non si limita alle sole zone di rischio colorate di rosso, cosa che rende le parole della ministra Bonetti alquanto "fumose". Il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi va in scadenza il 6 aprile, su quel che accadrà dopo, non serve ribadirlo ma lo facciamo ugualmente, al momento si sa gran poco. La ministra Elena Bonetti, sempre nella sua intervista a SkyTg24, ha dichiarato: «La scuola è chiusa nelle Regioni rosse e mi auguro che in questa settimana ci siano Regioni che possano passare in zona arancione e quindi possano riaprire le scuole dell'infanzia, i nidi, la primaria e la secondaria di primo grado e 50 e 50 le scuole secondarie di secondo grado». La stessa ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia ha quindi aggiunto: «Già dopo Pasqua ritengo che in zona rossa, complice l'aumento delle vaccinazioni, dobbiamo rivalutare la possibilità di riaprire la scuola dell'infanzia e almeno la primaria».

Così sia, ma va considerato che sotto il profilo della normativa anti-Covid le istituzioni scolastiche sono finite al centro delle restrizioni non solo in zona rossa, ma anche in zona arancione e persino gialla. In area arancione è previsto che asili nido, materne, elementari e medie siano in presenza, mentre le superiori adottino la didattica in presenza con un minimo del 50% ed un massimo del 75%. Tuttavia, sia in zona arancione che in area gialla, è prevista la possibilità di sospendere l'attività scolastica al verificarsi di una delle tre condizioni seguenti. Così scrive il governo nelle Faq:

«I Presidenti delle Regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica e degli asili nido:

- nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti;
- nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni;
- nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico».

Ciò vale, ribadiamolo, tanto per l'area arancione (in Veneto era avvenuto in alcune aree quando era arancione) quanto per la zona gialla. Notiamo, peraltro, che il recente decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30 prevede all'Art. 1 comma 2 una misura la cui portata è abbastanza dirompente. Qui si legge infatti che «dal 15 marzo al 6 aprile» le misure della zona rossa si applicano a tutte le Regioni o Province autonome «nelle quali l'incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, sulla base dei dati validati dell'ultimo monitoraggio disponibile». Di fatto, è la stessa condizione "numero 2" poco fa ricordata che consente ai governatori di Regione di chiudere le scuole.

Tutto questo, tradotto in soldoni, significa che fino al 6 aprile per finire in zona rossa sarà sufficiente avere un'incidenza di positività settimanale superiore ai 250 casi ogni 100.000 abitanti. Nell'ultimo monitoraggio, metà delle Regioni italiane avevano un'incidenza settimanale superiore ai 250 casi, tra queste il Veneto con 264 casi, gli stessi del dato medio nazionale in Italia. Se l'intenzione è davvero quella di "cambiare passo" nel modo di gestire la scuola e l'istruzione in Italia ai tempi della pandemia, è evidente che nel prossimo Dpcm post weekend pasquale non potranno essere contenute misure di questo tipo. E, possibilmente, sarebbe auspicabile averne contezza prima di venerdì 2 aprile, quando è previsto l'ultimo monitoraggio a ridosso della scadenza del Dpcm a firma Mario Draghi.

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