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Agsm: dura replica di Zavarise e Gasparato al presidente della Camera di Commercio

Il commissario veronese della Lega e il presidente di Verona Domani rivendicano il merito di aver evitato «la svendita di un asset strategico della nostra città a Milano»

«Suona paradossale che il presidente della Camera di Commercio, Riello, oggi parli di spartizione di poltrone e neghi il ruolo che hanno tentato di giocare i poteri forti nell'operazione Agsm e Aim. Proprio lui, che cumula le cariche di presidente della Camera di commercio, presidente di Aerogest, vicepresidente di Unioncamere, vicepresidente di Fondazione Arena e consigliere di amministrazione del Catullo. Occorrerebbe equilibrio, buon senso e decenza».  Così il commissario provinciale della Lega di Verona Nicolò Zavarise e il presidente di Verona Domani Matteo Gasparato, ribadendo che sulla delicata partita Agsm (domani altra giornata campale) «la posizione che portiamo avanti è da sempre e coerentemente a sostegno della fusione con Aim, che infatti abbiamo sostenuto anche nell'ultimo Cda». Una posizione, precisano sempre Zavarise e Gasparato, che avrebbe consentito di «evitare la svendita di un asset strategico della nostra città a Milano». 

«Basti dire - precisano il commissario provinciale della Lega di Verona Nicolò Zavarise e il presidente di Verona Domani Matteo Gasparato - che il presidente di Agsm Finocchiaro, sostenuto da Confindustria, si ostina a portare avanti un percorso già clamorosamente bocciato dal Tar della Lombardia. Quella sentenza ha smontato il moloch dell'infungibilità, a cui si erano aggrappati i fautori della maxi fusione. Quanto ai sindacati, che guardavano alla fusione a tre, ci hanno già pensato le Rsu a smentirli. Oggi a tutelare gli interessi dell'azienda, dei cittadini veronesi e dei lavoratori sono rimasti Lega e Verona Domani che, come dimostrato in Cda, hanno fermato un'operazione che non sarebbe stata fatta nell'interesse dei veronesi, ma del profitto. Siamo favorevoli a percorsi di aggregazione, - concludono Nicolò Zavarise e Matteo Gasparato - così come anche il consigliere di minoranza espresso dal Pd. Il fatto che tutti e tre questi consiglieri si siano rifiutati di votare in consiglio dovrebbe dirla sufficientemente chiara sulla natura dell’operazione».

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