Dimissioni Finocchiaro, Fratelli d'Italia: «Errore di Sboarina». Il Pd: «Danno alla città»

Il sindaco di Verona sotto attacco riceve la «fiducia» da parte del collega di Vicenza Francesco Rucco, ma finisce nel fuoco incrociato di Giorgetti (FdI) che parla di «errore strategico», oltre che di Bertucco e del Pd scaligero: «Mandi a casa l'intera maggioranza»

Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il collega di Vicenza Francesco Rucco per l'accordo sulla fusione di Agsm con Aim

Il presidente di Agsm Verona Daniele Finocchiaro ha rassegnato le sue dimissioni attraverso una lettera inviata al primo cittadino scaligero Federico Sboarina. Il tutto è avvenuto a breve distanza temporale dalla presentazione ufficiale del progetto di fusione tra la principale azienda partecipata del Comune di Verona e l'omologa Aim nella città di Vicenza. Nelle scorse ore proprio il primo cittadino berico Francesco Rucco è intervenuto con una dichiarazione formale su quanto sta avvenendo a Verona: «Non voglio entrare nei rapporti e nelle dinamiche veronesi, ma esprimo piena fiducia e sostegno al mio collega perché sono convinto che nei prossimi giorni riuscirà a dare equilibrio alla struttura. Proseguiamo convinti verso la fusione a due. È un'operazione importante e strategica per una crescita industriale e per migliorare la posizione sul mercato ma anche, e soprattutto, per dimostrare l'utilità pubblica nel calmierare i costi e potenziare i servizi ai cittadini».

Il primo cittadino berico ha poi affrontato direttamente anche la questione principe nella polemica politica sorta lungo il tragitto travagliato sin qui seguito nel cercare il rafforzamento delle due multiutility: «In merito ad eventuali ulteriori partner e allo sviluppo degli asset industriali con l'evoluzione dei servizi della multiutility, - ha specificato il sindaco di Vicenza Francesco Rucco - ci confronteremo sia in maggioranza sia con i riferimenti veronesi per capire quali siano le migliori sinergie che potranno far crescere il nuovo soggetto e incrementare la strategia dei servizi sempre nell'ottica dell'utilità pubblica. Adesso ci concentriamo sulla fusione a due che deve essere approvata in Consiglio comunale, su cui nutro fiducia per un esito positivo, e poi valuteremo l'eventualità di nuovi asset che stiamo studiando, perché ogni passo sarà importante e andrà ponderato con attenzione».

Nel frattempo i commenti politici in terra veronese si sono rincorsi a più non posso nelle scorse ore, e che la vicenda sia tutt'altro che semplice e lineare lo dimostrano le affermazioni di due noti esponenti del medesimo partito, vale a dire Fratelli d'Italia: «Bene le dimissioni di Finocchiaro che dimostrano che ha compreso come la linea milanese che voleva imporre era totalmente sbagliata», esordisce così in una nota il consigliere regionale Stefano Casali che poi prosegue: «In primis si è dimostrato come non esisteva l’infungibilità di A2A in una possibile operazione con Agsm. Se la politica non avesse aperto gli occhi al manager probabilmente si sarebbero generate gravi illegittimità con imprevedibili conseguenze giudiziarie. Infatti, alla faccia dell’asserita infungibilità, sono pervenute ad oggi già tre proposte oltre a quella fatta senza gara da A2A».

Ma sempre dallo stesso partito, cioè appunto Fratelli d'Italia, arriva anche una sonora bordata questa volta indirizzata non tanto al presidente dimissionario di Agsm Daniele Finocchiaro, bensì al sindaco di Verona Federico Sboarina (la cui maggioranza, ricordiamolo, si regge anche grazie proprio a Fratelli d'Italia che, con Ciro Maschio, esprime persino il presidente del Consiglio comunale): «Le dimissioni di Daniele Finocchiaro da presidente di Agsm sono una sconfitta per Verona, un duro colpo alla credibilità della città e la dimostrazione che è impossibile gestire qualsiasi operazione, tantomeno una delicata come l'aggregazione, senza il coinvolgimento profondo e trasparente di tutte le parti sociali e della politica, che deve tornare a essere protagonista nelle scelte dell'azienda», così ha commentato la vicenda Massimo Giorgetti di Fratelli d'Italia, vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto e che ha poi aggiunto: «L'errore strategico è del sindaco, ma adesso non si perda tempo con le polemiche e si rimetta in moto la macchina con la nomina di un nuovo presidente che abbia esperienza, autorevolezza agli occhi delle forze politiche ed economiche e, soprattutto, sappia interpretare gli indirizzi degli azionisti».

Dinanzi a questo tipo di osservazioni polemiche, appare inevitabile che a maggior ragione le opposizioni a palazzo Barbieri si siano schierate in modo alquanto critico: «Al di là delle divergenze politiche sul futuro di Agsm, - argomenta infatti il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco - le dimissioni di Finocchiaro sono un brutto colpo per la città, perché oltre a bruciare il terzo presidente di Agsm in tre anni, lasciano l’azienda nel guado di una delicata transizione che rischia di mettere in pericolo anche il futuro del personale della multiutility veronese. Si dimostra ancora una volta l’incapacità del sindaco nel gestire la propria maggioranza, - conclude il consigliere Michele Bertucco - prima compattamente a favore dell’operazione per la ricerca del partner industriale, senza gara ad evidenza pubblica, ma poi divisa quando si è trattato di arrivare al "dunque"».

Di «grave danno per la città» parlano poi, sempre in riferimento alle dimissioni di Finocchiaro, anche gli esponenti del Partito democratico di Verona Luigi Ugoli, Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani, in quanto «bloccano un percorso di rafforzamento della nostra principale multiutility, Agsm, di cui c’è ancora assoluto bisogno, anche dopo l’avvio del processo di fusione con Aim». Gli esponenti dem puntano quindi il dito contro il primo cittadino scaligero Federico Sboarina: «Di questa sconfitta il sindaco deve assumersi tutte le responsabilità e trarne le conseguenze: diversamente da quanto promesso in Consiglio comunale, non ha saputo garantire una maggioranza e un percorso adeguatamente trasparente ad un processo di crescita che avrebbe dovuto coinvolgere e riflettersi su tutta la città. È d’accordo, ora, Sboarina, - domandano retoricamente gli esponenti veronesi del Pd - che Agsm ritorni alle vecchie logiche di azienda isolata al servizio della politica e dei politici, come chiedono esplicitamente il leader di fratelli d’Italia Ciro Maschio e altri leader di maggioranza? Se non è d’accordo con queste vecchie logiche, deve trovare una soluzione per portare avanti, fino alla gara pubblica, il confronto tra le offerte arrivare da A2A, Hera, Alperia e Dolomiti Energia. Altrimenti  - concludono i dem Luigi Ugoli, Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani - non gli resta che prendere atto dell’ennesimo grave fallimento e mandare a casa l’intera maggioranza».

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