Terzo partner per Agsm e Aim, minoranze deluse per la mancata gara pubblica

Il consiglio comunale ha respinto la proposta e gli echi di quella decisione ancora si sentono. Bertucco: «La maggioranza di Sboarina, per motivi politici, si è accontentata della promessa di una generica verifica di mercato»

Sede di Agsm

Sono nell'aria ancora gli echi del consiglio comunale straordinario tenutosi a Verona per discutere della fusione tra Agsm e Aim, operazione che dovrebbe avere i lombardi di A2A come partner industriale, pur essendo stata avviata un'indagine di mercato tra altre aziende del settore: Iren, Dolomiti Energia, Hera e Alperia. Un'indagine di mercato non è però una gara ad evidenza pubblica, proposta che era stata avanzata dalle opposizioni veronesi e che è stata respita dal consiglio comunale.

Il dibattito durante l'assise civica e il voto finale hanno deluso le minoranze, che però non indietreggiano dalle loro posizioni critiche sul matrimonio a tre tra Agsm, Aim e A2A. Il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco non è stato convinto dalle parole di Daniele Finocchiaro, presidente della più importante azienda controllata dal Comune di Verona. Bertucco ricorda le parole pronunciate da Finocchiaro nel marzo scorso, quando annunciava che Agsm, Aim e A2A stavano «lavorando intensamente con l'obiettivo di portare ai rispettivi cda un piano industriale condiviso», nonostante l'emergenza coronavirus. «Ora è un po' difficile venire a raccontare ai consiglieri comunali e ai cittadini veronesi che in quelle poche settimane, contestualmente alla definizione del piano industriale, fosse previsto anche un passaggio di confronto con Iren, Dolomiti Energia, Alperia ed Hera - scrive Bertucco - Tutto il mercato aveva capito benissimo che A2A era il partner predestinato di Agsm e Aim». Per Bertucco, il consiglio comunale straordinario è stato «una vera e propria commedia delle parti» in cui sindaco ed Agsm hanno tentato di «smentire tutto il percorso fatto finora in esclusiva con A2A».
«La realtà è che la decisione di considerare anche altre offerte di partnership industriale, oltre a quella di A2A, è arrivata soltanto quando Agsm e Comune sono stati messi alle strette dalla convocazione del consiglio comunale straordinario che prevedeva la messa ai voti di una mozione a favore della gara pubblica - conclude il consigliere di Verona e Sinistra in Comune - Su questa mozione avrebbe infatti potuto (e dovuto) convergere anche buona parte della maggioranza di Sboarina che invece alla fine, per motivi politici, si è accontentata della promessa di una generica verifica di mercato. E ha fatto torto all'intellingenza dei consiglieri comunali e dei cittadini veronesi il sindaco Sboarina che nel suo intervento non ha mai fatto nemmeno cenno ai dubbi e alle contrarietà che su questa operazione covano all'interno della sua stessa maggioranza».

Anche per i consiglieri comunali del Partito Democratico Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani non c'è nessuno corrispondenza tra le tesi sostenute da Comune di Verona e Agsm in consiglio comunale e i documenti prodotti nei mesi scorsi. In pratica, Agsm e Aim non avrebbero avuto intenzione di svolgere una verifica di mercato, ma volevano soltanto verificare che l'offerta fatta da A2A fosse infungibile, ovvero che fosse un'offerta così unica e vantaggiosa che non ci sarebbe stato bisogno di confrontarla con altre possibili proposte. «Attendiamo di sapere i criteri con i quali verranno valutate le controproposte di Iren, Hera, Dolomiti Energia e Alperia, tardivamente chiamate a competere con A2A», scrivono i consiglieri PD, che ribadiscono di non avere pregiudizi nei confronti di nessun operatore di mercato e di voler solamente garantire le migliori condizioni possibili per la fusione di Agsm e Aim.

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Ed anche al di fuori del consiglio le contrarietà non mancano. Giorgio Pasetto, di +Europa Verona, teme che la scelta di A2A non sia la migliore per Agsm. «La questione è tutelare l’interesse dei veronesi - scrive Pasetto - cercando un'aggregazione con realtà vicine che permetta a Verona di rimanere il centro direzionale e la destinazione privilegiata degli investimenti del gruppo. La maggioranza che governa la città di Verona ha invece imboccato una strada incomprensibile, che ha l'amaro sapore della svendita».

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