Unione Agsm, Aim e A2A: altro giorno importante, resa dei conti nel cda

Il consiglio di amministrazione deve decidere sul possibile matrimonio a tre tra le multiutility venete e quella lombarda, ma sembra che ormai questo matrimonio non s'abbia da fare

Comunque vada, sarà un giorno decisivo per Agsm. Oggi, 26 giugno, si dovrebbe riunire il consiglio di amministrazione della principale azienda controllata dal Comune di Verona per decidere dell'aggregazione con Aim, la multiutility controllata dal Comune di Vicenza, e con un terzo partner industriale.
Secondo l'accordo gradito al presidente di Agsm Daniele Finocchiaro ed al sindaco di Verona Federico Sboarina, questo terzo partner industriale dovrebbe essere A2A, la cui offerta sarebbe talmente perfetta da rendere inutile una gara pubblica per confrontarla con eventuali altri offerte. Offerte che comunque sono arrivate e la cui valutazione è ancora in sospeso.
Ma l'accordo con A2A non sembra trovare i favori della maggioranza dei membri del cda, i quali potrebbero anche non presentarsi e far così saltare l'incontro. Ma anche in questo caso, anche se il consiglio di amministrazione di Agsm non si tenesse per mancanza del numero legale, sarebbe comunque palese che l'aggregazione a tre tra Agsm, Aim e A2A, ormai, sarebbe tutta da ridiscutere perché al momento non ci sono solo le forze di opposizione a bloccare l'iter, ma ci sarebbero contrari anche nella maggioranza che sostiene Sboarina.

La Lega, ad esempio, è in maggioranza, ma su Agsm vorrebbe vederci chiaro. L'ex presidente della multiservizi veronese ed ora parlamentare Paolo Paternoster ha dichiarato: «Non siamo minimamente costretti ad una fusione a tutti i costi. Fatturati e utili sono in ascesa, gli investimenti in infrastrutture sono milionari, il numero dei clienti aumenta proprio perché l'azienda vanta servizi efficienti e tariffe vantaggiose. Questa è la nostra Agsm. Un'azienda che la Lega difenderà con i denti e che nessuno dovrà svendere nel nome di false esigenze di mercato».

E sulle acque agitate all'interno della maggioranza, le minoranze navigano a meraviglia. I consiglieri comunali del Partito Democratico Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani hanno commentato: «Per Agsm è di vitale importanza avere un partner industriale forte, al di là della necessaria ma non sufficiente fusione con Aim. È tuttavia decisivo anche il modo con il quale si arriva ad individuarlo. La scelta del partner industriale non può avvenire a dispetto delle regole della concorrenza e contro l'interesse di Agsm di ricevere la migliore offerta possibile. la scelta non può essere fatta all'interno di conventicole di pochi eletti e all'ombra di criteri giuridici fumosi. Anche perché quando le conventicole si disgregano, questi sono i risultati».
Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune ha aggiunto: «La cosa incredibile è che chi dovrebbe alla fine autorizzare l'operazione, cioè il consiglio comunale, finora non ha visto un solo documento. Tutti parlano come se conoscessero a menadito i termini di una questione le cui carte sono secretate fino ad avvenuta approvazione in cda. In queste condizioni ciascuno può dire ciò che vuole, compreso il sindaco a cui manca soltanto la promessa di un milione di posti di lavoro, luce gratis per tutti e dentiere marchiate Agsm. Il punto è che Sboarina e Finocchiaro non sono in grado di uscire dal vicolo cieco in cui essi stessi si sono cacciati con la volontà di non coinvolgere nessuno e di non fare trasparenza sulle scelte e sui critieri adottati per la scelta del partner industriale. Delle centinaia di migliaia di euro spesi finora in consulenze, che domani potrebbero andare definitivamente in fumo, sono chiamati a rispondere anche loro».
Mentre il Movimento 5 Stelle è intervenuto con il consigliere regionale Manuel Brusco e con i consiglieri comunali Marta Vanzetto e Alessandro Gennari: «La vicenda della svendita di Agsm è una questione tutta politica, altro che bollette e prospettive industriali. Non c'è intesa sul futuro della multiutility nemmeno tra il sindaco di Verona Federico Sboarina e la maggioranza che lo sostiene in comune. Agsm rappresenta per la politica un centro di potere e il suo futuro viene gestito solo in quest'ottica. È scandaloso che non si riesca a preservare e valorizzare un'azienda pubblica solida e di valore, tenendo come obiettivo principale il suo ruolo di servizio collettivo».
E di svendita di Agsm ad A2A ha parlato anche l'ex sindaco di Verona Flavio Tosi su Facebook.

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Mentre il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi parla addirittura di «rapina di Agsm da parte di A2A» e conclude: «Non capisco dove siano gli interessi pubblici per questa operazione e a chi giovi realmente: sicuramente non ai veronesi».

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