Sabato, 25 Settembre 2021
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La proposta degli universitari: «L'ateneo di Verona accolga studentesse e studenti in fuga dall’Afghanistan»

Dall'Udu Verona una mozione affinché si predisponga «un sistema di accoglienza e integrazione all’interno dell’Università e della città di Verona di studentesse e studenti in fuga dall’Afghanistan»

«Accoglienza di studenti e studentesse afghane nell’Università degli Studi di Verona», sono queste le parole alla base della mozione di Udu-Unione degli universitari di Verona presentata e poi approvata nella riunione del Consiglio degli Studenti dell’Università scaligera lo scorso 31 agosto. Con la mozione, i rappresentanti di Udu chiedono che l’ateneo predisponga «un sistema di accoglienza e integrazione all’interno dell’Università e della città di Verona di studentesse e studenti in fuga dall’Afghanistan».

Adrian Nirca, rappresentante UDU Verona e relatore della mozione, spiega: «Visti i soprusi ai quali sono sottoposti i cittadini afghani, soprattutto le donne e le bambine che vengono isolate ed emarginate dall’istruzione secondaria ed accademica e dalla partecipazione alla vita sociale e politica, non potevamo stare immobili. L’università e le altre istituzioni devono attivarsi in questo senso, - afferma ancora Adrian Nirca - anche se dovessero essere poche le persone accolte, saranno comunque persone salvate da un regime di terrore e liberticida».  

Deborah Fruner, coordinatrice di Udu Verona, a sua volta interviene sull'argomento illustrando i contenuti della proposta degli studenti: «La mozione prevede anche la creazione dei gruppi di supporto e aiuto per chi verrà accolto, composto anche da studenti e studentesse dell’ateneo, perché pensiamo non basti finanziare qualche la borsa di studio, ma serve aiutare le persone afghane ad integrarsi al meglio nel tessuto sociale veronese». Udu Verona, infine, comunica che il Consiglio dedicherà i restanti fondi disponibili come donazione per l’accoglienza e degli studenti e delle studentesse. Si tratta, come spiegato dalla stessa Deborah Fruner, di «un piccolo contributo nel spirito di solidarietà verso chi ha vissuto situazioni inimmaginabili e, in futuro, dovrà cominciare una nuova vita in un Paese diverso».

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