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Affare Agsm, Aim, A2A, opposizioni vogliono vedere il piano industriale

Durante il consiglio comunale straordinario le minoranze presenteranno una proposta unitaria per chiedere anche una gara pubblica con cui confrontare l'offerta di A2A con quelle di altri possibili partner

Domani, 20 maggio, è il giorno del consiglio comunale straordinario chiesto dalle opposizioni veronesi per discutere del progetto industriale preliminare che dovrebbe aggreggare Agsm, Aim e A2A. Non accolta la proposta di un consiglio comunale in presenza negli spazi larghi della Gran Guardia per garantire il distanziamento sociale, l'assise si svolgerà alle 18 in videoconferenza, con la partecipazione dei rappresentati di Agsm, dei sindacati e con la presenza di Roland Berger, l'advisor che ha studiato l'accordo a tre.

Durante il consiglio comunale di domani, le minoranze proporranno una mozione che «contiene tutti gli elementi necessari a dare trasparenza al procedimento di fusione e partnership tra Agsm, Aim e A2A» sostiene il primo firmatario, il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco. Questi elementi sono: la realizzazione di una gara pubblica per trovare il miglior terzo partner industriale possibile, confrontando l'offerta di A2A con quelle di altre aziende del settore; la presentazione al consiglio comunale del piano industriale e la salvaguardia dei posti di lavoro in tutte le aziende del gruppo Agsm. «Ribadiamo - aggiunge Bertucco - che qualunque scelta deve passare da una gara tra tutti i possibili partner industriali. È una richiesta di buon senso e in linea con la normativa vigente. Se la maggioranza vorrà smarcarsi anche da queste semplici considerazioni di buon senso sarebbe un segnale molto grave». Mentre il consigliere comunale del Partito Democratico Federico Benini lamenta: «Nessun gruppo consiliare o singolo consigliere è in possesso di piani industriali o documentazione relativa alla futura aggregazione».

Al dibattito si è aggiunta anche la voce di Stefano Pedrollo, candidato consigliere del Movimento 5 Stelle, il quale esprime preoccupazione «per una operazione che non recherà alcun vantaggio ai cittadini ma che anzi porterebbe ad alla creazione o al rafforzamento di una posizione dominante tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza nei servizi di fornitura e di distribuzione relativi all'energia e gas naturale, nonché nel mercato del trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati. E dal punto di vista politico è grave che esponenti che si sono sempre spesi per l'autonomia regionale decidano di rinunciare alla territorialità di asset importanti quali l’energia, il gas naturale e la gestione dei rifiuti indifferenziati».

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