Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Maturità 2012: al classico c'è una versione di Aristotele

Si tratta di un brano dal titolo "Non il caso ma la finalità regna nelle opere della natura". La versione appartiene al "De partibus animalium"

Gli studenti dei licei classici sono impegnati oggi in una versione di greco. Si tratta di un brano di Aristotele dal titolo "Non il caso ma la finalità regna nelle opere della natura". La versione, che in un primo momento sembrava  tratta dal "Protreptico o Esortazione alla filosofia" risalente circa al 350 a.C., invece si è poi scoperta che appartenesse a "De partibus animalium" e che iniziasse con la frase “δει με δυσχεραινει“.

Il testo della versione tradotta dovrebbe essere questa:

Perfino circa quegli esseri che non presentano attrattive sensibili al livello dell’osservazione scientifica la natura che li ha foggiati offre grandissime gioie a chi sappia comprenderne le cause, cioè sia autenticamente filosofo. Sarebbe del resto illogico e assurdo, dal momento che ci rallegriamo osservando le loro immagini poiché al tempo stesso vi riconosciamo l’arte che le ha foggiate, la pittura o la scultura, se non amassimo ancora di più l’osservazione degli esseri stessi così come sono costituiti per natura, almeno quando siamo in grado di coglierne le cause. Dunque, non si deve nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: in tutte le realtà naturali v’è qualcosa di meraviglioso. E come Eraclito, a quanto si racconta, parlò a quegli stranieri che desideravano rendergli visita, ma che una volta arrivati, ristavano vedendo che si scaldava presso la stufa della cucina (li invitò ad entrare senza esitare: “anche qui – disse – vi sono dei”), così occorre affrontare senza disgusto l’indagine su ognuno degli animali, giacchè in tutti v’è qualcosa di naturale e di bello. Non infatti il caso, ma la finalità è presente nelle opere della natura, e massimamente: e il fine in vista del quale esse sono state costituite o si sono formate, occupa la regione del bello. Se poi qualcuno ritenesse indegna l’osservazione degli altri animali, nello stesso modo dovrebbe giudicare anche quella di se stesso; non è infatti senza grande disgusto che si vede di che cosa sia costituito il genere umano: sangue, carni, ossa, vene, e parti simili.

(Aristotele, “De partibus animalium” I, 5)

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