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Ha un debito di 1 centesimo e il tribunale gli intima di pagarlo entro dieci giorni

Franco Castelli, numero uno della Sinectra srl di Villabella, ha crediti per diversi anni di lavoro che non sa se riuscirà mai a riscuotere ma un curatore fallimentare gli ha intimato di versare questa somma per una ditta che ha oramai chiuso da anni

Un assurdo caso quello che ha toccato Franco Castelli, numero uno della Sinectra srl di Villabella, azienda leader nell'impiantistica che da lavoro a circa 60 dipendenti. 

Castelli è uno dei tanti imprenditori che, a causa della cirsi economica, vanta suo malgrado diversi crediti tra fornitori ed enti pubblici. A farlo passare però dalla lista dei creditori a quella dei creditori, ci ha pensato un intransigente curatore fallimentare di una ditta che non esiste più, inviandogli una lettera nella qual gli intimava di versare il dovuto tramite bonifico su di un contoccorrente. Castelli da parte sua è rimasto incredulo, innanzitutto perché non sapeva di avere quel debito e poi perché ha letto l'ammontare della cifra: 1 centesimo.

"È una barzelletta", ha detto ad un giornale locale. "Una barzelletta che la dice lunga su come siamo messi. Io inseguo crediti dovuti che hanno un ammontare complessivo pari a dieci anni di lavoro: per capirci, quello più ingente ammonta a quasi 800mila euro. Quando arriverò alla fine, se sarò capace di recuperare il controvalore di due esercizi sarò bravo, anche solo per via dei costi che dovrò sostenere. Senza contare un ente statale che non paga da due anni. Fallimenti, concordati, crisi, mercato: siamo alla follia. E c'è la burocrazia che si traduce in un costo enorme, un doppio costo, un doppio freno alla competitività, una zavorra. La giustizia esiste solo come parola, e lo vedo continuamente grazie ai concordati che alla fine sembrano dei salvacondotti. Le aziende più grosse vanno sui giornali parlando di crisi e della salvaguardia dei posti di lavoro dei loro dipendenti ma si dimenticano sempre di accennare ai fornitori e ai terzisti. L'anello debole, alla fine, siamo noi costretti ad accontentarci di quello che riusciamo a strappare con le unghie e con i denti, privandoci di un dipendente da dedicare quasi esclusivamente alle pratiche giudiziarie tra rinvii, regole incomprensibili e costi inimmaginabili". 

Castelli poi prosegue: "Ho letto anni fa su una lapide in una chiesetta sconsacrata in Abruzzo che l'inizio della fine di un popolo arriva quando si antepongono i diritti ai doveri. Adesso ci ritroviamo soli, abbandonati, in un oceano in tempesta". Ma questo centesimo alla fine lo paga o no? "Non lo pago nemmeno per idea. Oltre tutto i dipendenti hanno controllato le fatture, e a noi quel debito proprio non risulta".

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