Al Teatro Camploy "Hashtag1984": sul palco per Medici Senza Frontiere Les Petits Pas

Una data da segnare in agenda per gli amanti della danza e per chi ha a cuore il tema della solidarietà: il 31 gennaio 2018 alle 20.45 presso il Teatro Camploy di Verona, Les Petits Pas, Dance School & Company diretta da Katia Tubini, in co-organizzazione con l’assessorato ai servizi Sociali del Comune di Verona, ripropone lo spettacolo "Hashtag1984". Alcuni allievi della scuola e alcuni danzatori della compagnia LLP Project che a marzo vedremo esibirsi nuovamente nell’allestimento Roommates, solcheranno il palco del teatro veronese in sostegno di Medici Senza Frontiere.

“Ho scelto di sostenere questa organizzazione” racconta Katia Tubini che firma regia e coreografie della serata “perché credo che si tratti di un'organizzazione seria e impegnata. L'azione di sostegno che porta ai paesi di tutto il mondo è nobile ed ammirevole. Far parte di questo progetto, anche se in piccola misura, da un ulteriore scopo al nostro lavoro e alla danza.” E il lavoro della coreografa veronese è davvero notevole e non banale. Ispirato al celebre romanzo di G.Orwell 1984, una delle opere di rilievo del filone distopico, lo spettacolo riporta l’attenzione sull’attualità delle tematiche orwelliane e lo fa a partire dal nome, aggiungendo l’hashtag # davanti alla data: ci si serve del romanzo per descrivere, attraverso la danza, una società moderna in cui l’occhio del grande fratello non solo è nelle nostre case, ma è diventato un vero “fratello” che ci segue ovunque attraverso smartphone, tv, computer…

Il ricavato della serata, tolte le spese di allestimento, verrà devoluto in favore del fondo emergenze di Medici Senza Frontiere, il fondo dedicato alle emergenze umanitarie come l'attualissima crisi del popolo Rohingya, fuggito dal Myanmar a causa delle forti violenze subite, per trovare rifugio in Bangladesh, dove oggi vivono in campi sovraffollati e in scarse condizioni igieniche. “Ringraziamo Katia Tubini, tutte le allieve della sua scuola e i danzatori della sua compagnia per la magnifica occasione a sostegno di MSF” dichiara Giovanni Di Cera, responsabile del gruppo di volontari di Verona di Medici Senza Frontiere.

“Ancora una volta la danza e l’arte vanno in scena in favore della solidarietà e noi non potremmo esserne più lieti”. I volontari del gruppo locale saranno presenti durante la serata con altre due interessanti proposte: una mostra fotografica sull’azione medico umanitaria dell’organizzazione “Con gli occhi di MSF” e una immersiva esperienza tridimensione resa possibile grazie a dei particolari visori 3D e un video girato a 360°.

L'ingresso, fino ad esaurimento posti disponibili, è a offerta libera. Non è prevista prenotazione, consigliamo di recarsi in teatro con un po’ di anticipo.

Lo spettacolo. #1984

Noi tutti siamo controllabili, ma anche “controllori”, possiamo governare questo moderno “occhio” del “Grande Fratello” per sbirciare le vite degli altri, che, a loro volta, vogliono essere controllati. I social network sono diventati i nostri amici attraverso i quali ricreiamo quella solitudine orwelliana, chiudendoci nelle nostre stanze (101?) e “dialogando” con il mondo esterno senza avere la necessità di viverlo realmente. Anche la massa diventa più virtuale che reale e così nemmeno i “due minuti d’odio” sono più il momento di (costretta) aggregazione degli uomini in carne ed ossa, le nuove associazioni di pensiero sono online.

Così, come nel Ministero della Verità le notizie vengono manipolate, nascoste, rielaborate, oggi ci sono i “fake” (neolingua?), le false notizie, con una diffusione ancora maggiore grazie alla rete. La manipolazione si espande, e diventa a portata di tutti, anche di chi non guarda la televisione e non legge i giornali… è online.

Il tema della manipolazione dell’informazione è così presente in Hashtag1984 da aprire lo spettacolo: una massa di “marionette” credulone, prive di interesse nello scoprire la verità a ricordare che il rischio che corriamo è quello di diventare tutti come il devoto lavoratore Parsons, collega del protagonista Winston Smith, descritto da Orwell come «un uomo grassoccio ma dinamico, di una stupidità sconfortante, un concentrato di entusiasmo imbecille, uno di quegli sgobboni adoranti e votati alla più cieca obbedienza, sui quali, più che sulla Psicopolizia, si reggeva la stabilità del Partito.» «La guerra è pace, l’ignoranza è forza, la libertà è schiavitù»: niente di più attuale. Eppure c’è spazio per un finale positivo: la conoscenza è libertà, il coraggio è contagioso, 2+2 = 4.

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