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"Sognavamo di vivere nell'assoluto" il 12 febbraio al Camploy

La storia di un gruppo di giovani che negli anni Trenta del 900 ader al movimento futurista

Sabato 12 alle ore 21 al Camploy, con replica domenica 13 ore 16.30, andrà in scena “Sognavamo di vivere nell’assoluto”, lo spettacolo che ha incantato tutte le platee raccontando la vera storia di un gruppo di giovani artisti di provincia, che negli anni Trenta del Novecento cercarono nuove frontiere nella pittura, nella musica, nella scultura e nella letteratura, aderendo con entusiasmo al movimento futurista.
 
Sognarono di cambiare il mondo attraverso l’arte. Il dramma ruota intorno alla figura di un pittore, Albino Siviero ribattezzato Verossì da Marinetti, che condivise l’ideale futurista e morì tragicamente, ucciso da un tedesco in ritirata il 26 aprile 1945, il giorno dopo la liberazione. Lo spettacolo, scritto da Raffello Canteri per la regia di Andrea Castelletti è un’opera di forti passioni - l’amore, la morte, la volontà di azzerare il passato per costruire un radioso futuro - collocate storicamente nell’ambito di un tempo sconvolto dal fascismo e culminante nella tragedia della seconda guerra mondiale, che finisce per travolgere i sogni e la vita degli stessi protagonisti. In scena l'attore Sergio Bonometti e la ballerina Marisol Trematore, accompagnati dal trio musicale di Giovanni Ferro.

 
L’allestimento torna a Verona dopo aver partecipato a Festival nazionali della stagione scorsa vincendo diversi premi come miglior spettacolo, miglior regia e miglior attore.

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