Domenica, 24 Ottobre 2021
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Il pittore veronese Simone Butturini sbarca con una mostra personale a Vienna

Per la prima volta a Vienna, 30 opere del pittore italiano Simone Butturini evidenziano il legame intimo e necessario tra l’ambiente, l’uomo, la natura e il cibo, in un dialogo tra presente e passato

Torri d’acqua nelle pianure del Nord Italia, archeologia di una memoria industriale abbandonata a se stessa. Paesaggi surreali, dirigibili e fari simili a colonne cosmiche in mezzo all’oceano o in terre desolate. Colazioni e piatti di alta cucina che evocano convivialità. Sono solo alcune delle suggestioni pittoriche nella prima mostra personale a Vienna di Simone Butturini, che sarà inaugurata martedì 6 ottobre alle 19 all’Istituto Italiano Cultura della capitale austriaca. In esposizione 30 dipinti su tela realizzati tra il 2004 e il 2015 e pastelli su carta che documentano il percorso dell’artista italiano.

La mostra Natura interiore/nature interiors raccoglie una serie di opere che abbracciano un decennio, esposte con successo della critica e di pubblico, a iniziare dalla personale nella città natale dell’artista a Verona, nel Palazzo della Gran Guardia (2007) (catalogo Silvana Editoriale a cura di Giorgio Cortenova), alla Fondazione Matalon Milano (2008), Artcor Gallery Toronto (Canada) (2008), alla Galleria der moderne M. Kattner (2009), Galleria” Il Narciso” Roma (2011) e alla Galleria Poma (Morcote- Lugano) in collettive con artisti di fama internazionale (2013-2015).

Nell’esposizione l’ambiente-natura, rappresentato dalle torri d’acqua, da dirigibili, fari e cieli cosmici, testimonia l’anelito ad andare oltre il limite, a superare i confini di tempo e spazio. Di qui il visitatore viene condotto alla casa dell’anima: una pittura significativamente introspettiva e visionaria porta a interni di abitazioni europee che evocano presenze e assenze e a motel di ispirazione nordamericana o berlinese dove l’arredo è ridotto all’essenziale. Il momento conviviale della colazione viene rappresentato quando è ormai trascorso e pane, piatti e bicchieri popolano la tavola simili a fantasmi. Una sola presenza femminile osserva al di là del vetro che la separa da un rapporto autentico con il mondo, mentre si spegne il giorno, in una pacata atmosfera di ferie a fine agosto.

“Trovo che la cosa più bella che Butturini oggi mette in immagine sia il rapporto benedetto, irrinunciabile e forse irrisolvibile, tra la terra e l’infinito. Così, mentre egli accenna allo svaporare immenso, sentiamo che una corda invisibile lo trattiene a riva, lo aggancia alla terra. Tutto ha varchi, aperture, trafitture dell’atmosfera che lasciano filtrare una luce come di sabbia, consunta e lacerata, slabbrata quasi fosse lo straccio rimasto di una bandiera nel vento di bufera. E’ da simili pertugi che entra, soffiato, il peso leggero del silenzio”. [ MARCO GOLDIN, 2015]

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